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La sentenza

Consiglio di Stato su acqua minerale di Canistro: rischio per i cittadini di pagarla salata

Nato un comitato per tutelare l'interesse pubblico e ricostruire il percorso amministrativo che ha portato alla decisione

Una bellissima immagine di Canistro
Una bellissima immagine di Canistro
di Pino Veri
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CANISTRO. Una interessante querelle di carattere giudiziario ma con risvolti politici che potrebbero destare interessi economici è sorta a Canistro, patria abruzzese delle acque minerali, con specifico riferimento ad esempio alla Santa Croce la minerale famosissima su tutto il territorio nazionale oltre.

Una  sentenza del Consiglio di Stato (Sezione IV, sentenza n. 164 del 08/01/2026) ha stabilito che il Comune di Canistro deve entrare nella gestione d’ambito del servizio idrico integrato, segnando un passaggio decisivo nella gestione della risorsa idrica locale. Fatto sta che i cittadini della zona che aprono il rubinetto e bevono acqua minerale corrono il rischio di doverla pagare... salata.

In questo contesto è nato il Comitato per la tutela delle acque di Canistro con l’obiettivo di ricostruire il percorso amministrativo che ha portato alla decisione del Consiglio di Stato, promuovere trasparenza e accesso agli atti, informare i cittadini sulle conseguenze della vicenda e tutelare l’interesse pubblico legato a una risorsa considerata strategica e identitaria per la comunità locale. Attualmente il Comitato conta una cinquantina di cittadini ed alcune associazioni locali.

Secondo i giudici amministrativi, il Comune non è riuscito a dimostrare il possesso dei requisiti previsti che consentono ai Comuni, in casi particolari, di mantenere una gestione autonoma del servizio idrico. Chi non conosce le prese di posizione di molti cittadini, elettori e politici che sottolineano che l'acqua, debba sfuggire ai controlli economici ed essere attinta gratuitamente? In sostanza, il Comune doveva dimostrare che Canistro aveva delle sorgenti di acqua pregiate, oltre ad altri requisiti tecnici ed economici.

Si apprende dalla sentenza, che nel corso del giudizio, il Comune avrebbe riproposto in larga parte le stesse argomentazioni già presentate nei precedenti gradi di giudizio, senza produrre nuovi studi, analisi tecniche o valutazioni economiche capaci di rafforzare la propria posizione a difesa del diritto di gestione autonomo delle acque. Sarebbero mancati, in particolare, approfondimenti specialistici sulle caratteristiche della risorsa idrica, sulla continuità delle sorgenti, sull’efficienza delle infrastrutture e sulla sostenibilità economica del sistema locale.

Le conseguenze della sentenza rischiano di ricadere direttamente sui cittadini. L’ingresso nel sistema di gestione d’ambito potrebbe infatti comportare un aumento significativo delle tariffe del servizio idrico, con un impatto diretto sulle famiglie e sulle attività economiche del territorio che vive già un tasso di disoccupazione elevato e continue chiusure di attività commerciali sul territorio oltre che al fenomeno dello spopolamento.