Cultura
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di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. Tutto era cominciato con il racconto di una bambina di appena 11 anni, che aveva trovato il coraggio di confidare ai familiari quanto sarebbe accaduto all’interno di una palestra di Silvi. Da quella denuncia era partita un’indagine che avrebbe portato alla luce episodi di violenza sessuale ai danni di quattro giovanissime allieve, tutte di età compresa tra gli 11 e i 13 anni.
Le investigazioni, coordinate dalla pm Elisabetta Labanti, avevano raccolto anche le testimonianze delle altre vittime, alcune delle quali si erano inizialmente confidate con un’insegnante e successivamente con i genitori. I fatti contestati risalgono al 2024.
La Corte d’Appello conferma i dieci anni di reclusione
Ora, per l’istruttore sportivo e titolare della palestra, arriva la conferma della condanna anche in secondo grado. La Corte d’Appello dell’Aquila, presieduta da Michela Di Fine, con le giudici a latere Guendalina Buccella e Laura D’Arcangelo, ha respinto il ricorso presentato dalla difesa, confermando dieci anni di reclusione per violenza sessuale continuata e aggravata.Restano anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di avvicinamento ai minori.L’uomo, assistito dall’avvocato Ida Nardi, era stato inizialmente arrestato e sottoposto ai domiciliari in esecuzione di un’ordinanza firmata dal gip Roberto Veneziano.
Le testimonianze delle vittime e la radiazione sportiva
Il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, si era concluso con la condanna a dieci anni, pena già comprensiva della riduzione di un terzo prevista dal rito. Una sentenza accolta tra le lacrime delle vittime e dei loro familiari.Una delle ragazze, assistita dall’avvocato Monica Passamonti, ha oggi 14 anni e ne aveva soltanto 11 quando erano iniziati gli episodi contestati.
Nei confronti dell’istruttore era già intervenuta anche la federazione sportiva di riferimento, disponendone la radiazione definitiva, la massima sanzione disciplinare prevista.Con la pronuncia dei giudici aquilani viene dunque confermata la decisione di primo grado, in una vicenda giudiziaria che ha coinvolto quattro bambine e le loro famiglie.