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La storia

Chez Nous, un sogno aquilano nell'anno della Capitale della cultura

Un simbolo della ricostruzione ma dietro c'è anche la capacità di rinascere di una famiglia

Enrichetta Barattelli
Enrichetta Barattelli
di Alfredo Giovannozzi
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L’AQUILA. Il nome francese fa pensare all’accoglienza. Un invito. “Chez Nous” è una casa vacanza che si trova a L’Aquila, in pieno centro storico, in un palazzo ricostruito dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Un simbolo della ricostruzione che c’è stata dopo il sisma che ha distrutto la città. Enrichetta Barattelli è la proprietaria, insieme alla sua famiglia, che ha cambiato la sua residenza per offrire ai turisti una location che sia centrale e che permetta di avere a due passi i luoghi simboli della città capoluogo.

«Abbiamo creato un salotto borghese». Dice Enrichetta. «Grazie all’impegno e alla voglia di rinascere. Mio marito Silvio è un geologo e io amministro una agenzia immobiliare. Questa è la storia della casa di famiglia, un fabbricato degli anni 50. La prima costruzione m moderna all’interno del centro storico. La mia famiglia ha sempre abitato qui, a partire dai miei nonni, i miei genitori e infine noi».

Poi il terremoto, quella terribile notte del 6 aprile, le 3:32 e la città cambia volto. «Già, momenti terribili. La città distrutta e la ricostruzione  che è stato un processo lungo e molto faticoso che, tra l’altro, è ancora in corso. Un percorso che non ha interessato solo gli aspetti costruttivi ma anche l’anima profondamente ferita dell’intera comunità aquilana».

Da qui l’idea di una nuova destinazione e l’idea di dare una nuova vita  alla nostra amata casa con un nuovo look». Una nuova destinazione d’uso che tende a far rivivere il centro storico? «Sì. Lo scopo, appunto, è quello di creare un luogo vivo nel cuori di L’Aquila. Un luogo dove poter restare per prendersi una pausa o da cui uscire per godere della vita della città che, fortunatamente, ora risorge con le sue iniziative culturali e la sua voglia di divertimento».

Sotto questo aspetto, L’Aquila, capitale della cultura italiana 2026 è una occasione da cogliere al volo per tutti. «Certo. Non è solo un riconoscimento alla città attuale ma anche un omaggio alla sua storia millenaria e alle sue resilienze. Questa è una città nata nel XIII secolo e ha sempre dovuto lottare contro le forze della natura come i terremoti. Ogni evento sismico ha lasciato un segno indelebile sulla città ma anche sulla sua gente che, comunque, ogni volta ha trovato la forza di ricostruire e ripartire.

Questo anno è un tributo alla storia, alla cultura e alla determinazione degli aquilani che hanno sempre saputo trasformare le difficoltà in opportunità». D’altra parte il motto della città è chiaro: Immota Manet? «Questo non è solo un’espressione di orgoglio ma una testimonianza della capacità degli aquilani di resistere e rinascere dalle ceneri». Lei e la sua struttura sarete così protagonisti dei prossimi mesi? «Come Ambasciatrice della città Multiverso sono pronta a mostrare  la nostra anima fatta di tradizioni, sapori e paesaggi meravigliosi».

L'esterno di Chez nous
L’adesivo consegnato il comune a chi è ambasciatore della città