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di Redazione L'Aquila

AVEZZANO. Il consigliere comunale di opposizione Nello Simonelli invia una nota nella quale denuncia stizzito il fatto che l’assessore alla sicurezza in Comune non risponda alle sue interrogazioni. E minaccia di andare dal Prefetto spiegando poi il tutto con un articolato ragionamento per Abruzzo Daily.
«Anche nell’ultimo Consiglio comunale ha evitato di rispondere alle mie interpellanze. Per la seconda volta consecutiva, l’assessore ha violato le norme consiliari. Per la seconda volta, ha ignorato le mie domande. Per la seconda volta, si è rifiutato di rispondere per iscritto, con dati incontrovertibili che chiaramente non ha, mentre io ho cercato di collaborare attivamente. Per questo, nei prossimi giorni, mi rivolgerò alla Prefettura dell’Aquila. Nessuno obbliga a scendere in politica, serve la passione, la competenza e l'empatia, doti non comuni. Ma se lo si fa, lo si fa per rendere un servizio alla comunità. E quando non si ricevono risposte, quelle risposte vanno pretese, anche con fermezza».
Simonelli da tempo è molto attento a quanto accade in città e sottolinea anche un’altra circostanza: «il servizio realizzato da TGCOM insieme a Don Antonio Coluccia sullo spaccio ad Avezzano e nella Marsica non racconta nulla di nuovo: racconta la realtà quotidiana che nasce all’abbandono del territorio da parte di chi dovrebbe tutelarlo».
Esagerato don Coluccia ne suo intervento in tv con tanto di video? Intanto Simonelli esprime la sua opinione e perché dunque non riportarla dal momento che ne assume la responsabilità?
«Una realtà che solo chi è incapace o volutamente cieco continua a non voler vedere. Non c’è nulla di nuovo. Sono cinque anni che denuncio episodi di questo genere, che avvengono in pieno centro, e che vengono sistematicamente minimizzati o messi a tacere. Perché, evidentemente, per qualcuno conta più mantenere il controllo politico della città che ribaltarla come un calzino all’insegna della bellezza, della legalità e della sicurezza. Era più facile ignorare? Certamente, molto più comodo. Ma amo questa città, qui sono nato, qui ho studiato, qui sono cresciuto, qui vivo ed ho i miei affetti. Rimanere in silenzio sarebbe stato ipocrita. Comodo. Ma ipocrita. Ed è proprio per questo rifiuto ostinato di ascoltare e di vedere di altri che ho dovuto tagliare i ponti con chi ha preferito accusarmi di fare propaganda invece di esercitare il proprio dovere con comprensione, vigilanza e responsabilità. Di fronte a fatti così gravi, di cui qualcuno non voleva nemmeno parlare perché scomodi, mi chiedo cosa stia realmente facendo l’assessore alla Sicurezza».