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di Redazione L'Aquila

MARSICA. Ci sono voluti vent’anni per capire che la sede del Cam di Avezzano, il Consorzio acquedottistico marsicano, poteva benissimo essere acquistata senza dolo. È arrivata la sentenza della Corte dei Conti per Gianfranco Tedeschi, attuale sindaco di Cerchio ed ex presidente Cam: chiusa definitivamente una vicenda iniziata nel 2007.
La contestazione sull’acquisto della sede
La contestazione riguardava l’acquisto della sede sociale mediante operazione di leasing. È stato evidenziato come la rata dell’operazione risultasse, di fatto, inferiore ai costi di locazione precedentemente sostenuti dalla società, escludendo così la configurabilità di un danno nei termini prospettati.
Le spese di giudizio
La sentenza della Corte dispone inoltre che le spese di giudizio siano poste a carico della società, costi che – secondo Tedeschi – «avrebbero potuto essere evitati alla luce delle questioni preliminari e dell’esito finale nel merito».
La decisione della Corte dei Conti
La Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo – ha definito il giudizio di responsabilità promosso dalla Procura regionale nei confronti di Tedeschi, nonché degli altri convenuti (giudizi a parte). La Corte ha dichiarato la prescrizione parziale dell’azione limitatamente ai pagamenti delle rate di leasing anteriori al 6 novembre 2013 e, per la restante parte, ha rigettato nel merito la domanda risarcitoria.
La liquidazione delle spese
È stata disposta la liquidazione delle spese di giudizio nella misura di 3.550 euro oltre oneri di legge per ciascun convenuto, ponendole a carico della società.
Una vicenda chiusa su tutti i fronti
La decisione chiude definitivamente, anche sotto il profilo contabile, una vicenda iniziata nel 2007. Il procedimento penale si era già concluso con esito favorevole presso il Tribunale di Avezzano, mentre la controversia in sede civile era stata definita dinanzi al Tribunale delle Imprese dell’Aquila.
Le parole di Gianfranco Tedeschi
«Dopo diciannove anni – dichiara Gianfranco Tedeschi, che è stato assolto con formula piena – si chiude una vicenda che, alla luce degli esiti nei diversi gradi di giudizio, non avrebbe dovuto essere avviata. Non considero questa pronuncia una vittoria personale, ma la presa d’atto che non sussistevano i presupposti di responsabilità contestati».