L'incidente
Ortona, sbanda sulla Statale 16 e muore
di Redazione Chieti

CHIETI. Il Wwf Italia non vuole sentire ragioni: il Parco nazionale della Costa dei trabocchi va realizzato così com’è previsto al momento, se non con qualche piccolo aggiustamento e senza togliere interi Comuni dal perimetro. Torna a chiederlo Luciano Di Tizio, chietino e presidente nazionale dell’associazione ambientalista che ha presentato al Tar il ricorso che impone la realizzazione del Parco. Di Tizio ha scritto al ministero dell’Ambiente per sollecitare il completamento, entro i termini fissati dal tribunale per la nascita della nuova area protetta. Il Parco, ipotizzato oltre vent’anni fa, sta suscitando non poche perplessità tra amministratori e imprenditori del territorio, a partire da quelli del settore agricolo.
Il Wwf ritiene però che, ad esclusione di piccole rettifiche, le richieste di riduzione del territorio del Parco siano inaccettabili e debbano essere sottoposte a rigorose verifiche tecnico-scientifiche. Diversi Comuni (Casalbordino, Torino di Sangro, San Salvo, Villalfonsina e Pollutri) reclamano tuttavia l’esclusione in toto del proprio territorio. Quasi tutti gli altri – sono 19 quelli interessati – chiedono una riduzione delle aree sottoposte a vincoli o, in alternativa, che questi siano meno restrittivi, in ragione dei cambiamenti radicali che hanno interessato la costa da quando c’è stata la prima proposta. Il fronte del no, nel frattempo, non sta con le mani in mano. Di rappresentarlo in Parlamento si è fatto carico Francesco Gallo del movimento Sud chiama Nord, il cui coordinatore abruzzese è Nino di Fonso, sindaco di Torino di Sangro. Gallo è il primo firmatario di una proposta di legge composta di un unico articolo: quello che prevede l’abolizione della legge del marzo 2001 che istituisce il Parco.