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Sanità

I ricercatori della D’Annunzio individuano la molecola che nasconde e fa crescere i tumori

La scoperta dei ricercatori dell’università di Chieti-Pescara potrebbe consentire di bloccare le metastasi e potenziare l’immunoterapia

I ricercatori della D’Annunzio individuano la molecola che nasconde e fa crescere i tumori
di Andrea Rapino
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CHIETI. Nuove armi per prevenire la formazione di metastasi, superare le resistenze alle cure attuali e rendere i trattamenti oncologici sempre più mirati e personalizzati: è la prospettiva che si apre con i due recenti studi internazionali guidati da Emma Di Carlo dell’Università D’Annunzio, che hanno individuato una molecola utilizzata dai tumori per crescere, nascondersi dal sistema immunitario e diffondersi nell’organismo. La ricerca è stata condotta nel dipartimento di Medicina e scienze dell’invecchiamento e dall’unità di Anatomia patologica e immuno-oncologia del Center for Advanced Studies and Technology.

Allo studio hanno contribuito i ricercatori Cristiano Fieni, Simona Marchetti, Stefania Ciummo e Carlo Sorrentino. Un primo studio, pubblicato su “Biomedicine & Pharmacotherapy”, ha individuato un tipo di molecola presente in concentrazioni molto elevate nelle metastasi rispetto ai tumori primari, che agisce disattivando i linfociti che sono le “sentinelle” del nostro sistema immunitario e riducendo la produzione di molecole fondamentali per la risposta antitumorale. Neutralizzare questa “molecola cattiva” consentirebbe di risvegliare il sistema immunitario e prevenire l’esaurimento dei linfociti.

Il blocco potrà essere combinato con farmaci già in uso per aumentarne drasticamente l’efficacia nei pazienti con melanoma metastatico o non operabile. Il secondo studio, pubblicato su “Molecular Biomedicine” dimostra come la stessa molecola riprogrammi le cellule del microambiente tumorale, spingendole ad agevolare la migrazione delle cellule maligne verso organi bersaglio come il midollo osseo e i polmoni. Per analizzare questo processo, il team ha impiegato piattaforme avanzate. Questi modelli consentono di studiare la malattia in modo estremamente personalizzato, riducendo al contempo la necessità di ricorrere alla sperimentazione animale.