Il caso
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di Luca Di Renzo

CHIETI. Una futura mamma di 28 anni residente nell'area Frentana è stata sottoposta questa mattina, 27 agosto, a un doppio intervento chirurgico, taglio cesareo e osteosintesi trimalleolare sulla caviglia sinistra, all'ospedale Renzetti di Lanciano, dando alla luce un bellissimo maschietto. Il doppio intervento si è reso necessario in quanto a causa di una frattura trimalleolare alla caviglia della donna alla 37^ settimana di gravidanza, che rendeva impossibile il travaglio naturale e richiedeva un intervento combinato per tutelare madre e bambino.
Situazione clinica complessa
Se una futura mamma, vicinissima al parto, si procura una frattura, la cura diventa una questione…di squadra. È quanto accaduto a Lanciano, dove due équipe, ostetrico-ginecologica e ortopedica, coordinate rispettivamente da Alessandra Ricciardulli e Luigi De Fanis, hanno fatto quadrato intorno a una donna alla 37^ settimana di gravidanza, immobilizzata a causa di una frattura trimalleolare alla caviglia, fattori che hanno determinato una situazione clinica non ordinaria, da gestire con attenzione al fine di tutelare contemporaneamente la salute della madre, quella del bambino e il recupero ortopedico. Un caso di particolare complessità clinico-organizzativa, affrontata attraverso una stretta sinergia tra professionisti che hanno operato come un’unica squadra.
Le motivazioni mediche
“La paziente, arrivata alla fine della gravidanza, si trovava già in una condizione di particolare fragilità - tiene a specificare la ginecologa Alessandra Ricciardulli - perché la frattura aveva comportato dolore, immobilizzazione e una significativa limitazione della mobilità proprio nelle ultime settimane di gestazione. Pertanto anche la gestione di un eventuale travaglio avrebbe presentato difficoltà legate all’impossibilità di assumere liberamente le diverse posizioni, alla necessità di proteggere l’arto traumatizzato e alla complessità dell’assistenza ostetrica. Per queste ragioni è stato programmato il taglio cesareo, consentendo di controllare e pianificare il momento della nascita in condizioni di maggiore sicurezza e prevedibilità”.
Emozione e condivisione
Ma l’intervento non è stato vissuto esclusivamente come una pratica chirurgica. Nonostante la particolare situazione clinica, l’équipe di Ginecologia e Ostetricia ha voluto preservare, per quanto possibile, la dimensione emotiva della nascita. La paziente ha potuto vivere il parto attraverso un percorso di taglio cesareo dolce, con particolare attenzione al contatto precoce con il neonato e alla condivisione in coppia, con la presenza del marito in sala che le ha offerto un sostegno emotivo prezioso in un momento di particolare vulnerabilità.
La multidisciplinarietà
“Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come la multidisciplinarietà possa fare la differenza - aggiunge Luigi De Fanis - soprattutto nei casi in cui una singola specialità non è sufficiente a rispondere alla complessità del quadro clinico. In casi del genere non basta eseguire correttamente un intervento, perché occorre costruire intorno alla paziente un’équipe capace di condividere responsabilità, tempi e decisioni”. Proprio come avvenuto oggi a Lanciano, dove la vera eccezionalità dell’esperienza è stata questa: due percorsi chirurgici differenti, un’unica paziente e una sola squadra al lavoro per lei.
I professionisti
Con Luigi De Fanis e Alessandra Ricciardulli c’erano le anestesiste Chiara De Rosa e Daniela Abanese, la ginecologa Gianna Impicciatore, la pediatra Giovanna Scorrano, la coordinatrice infermieristica della sala operatoria Maria Grazia Marrone. Parole di grande apprezzamento sono state espresse dal direttore generale della Asl Mauro Palmieri, per il quale l’integrazione delle competenze e il lavoro di squadra rappresentano il plus per un dipartimento di emergenza e accettazione di I livello come l’ospedale di Lanciano, che vede nella parte chirurgica uno dei suoi punti di forza.