Il caso
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di Luca Di Renzo

CHIETI. Il chiarimento decisivo per il futuro del Chieti FC 1922 è atteso nella giornata di domani, mercoledì, 29 luglio, quando Pino Russo invierà l'accredito da Buenos Aires, per sbloccare la situazione societaria che si trascina dallo scorso mese di dicembre tra mille difficoltà. L'obiettivo principale dell'operazione finanziaria è immettere liquidità fresca per risanare le casse del club e garantire la continuità gestionale resa necessaria, perché senza queste risorse la squadra rischia seriamente l'iscrizione e la regolarità del prossimo campionato.
Misteri d'alta finanza
Certo, il pachidermico passo con cui procede lungo la rotta transoceanica l'operazione e le non snelle procedure attivate per il suo approdo finale in Italia qualche perplessità non possono non destarla. Non abbiamo ben capito, ad esempio, la ragione di eleggere come destinatario di una rimessa di denaro dall'estero un proprio fiduciario, perché faccia da tramite come intermediario, e non piuttosto indicare come beneficiario direttamente il Chieti FC 1922. Alla strada diritta e piana, si è preferita una piena di curve e dossi. Misteri dell'alta finanza.
Ma teniamo lontani i cattivi pensieri in attesa del mercoledì salvifico. La società (composta da Gianni Di Labio, Giammarioli e Trovarello) intanto lavora anche all'organizzazione della stagione ma è chiaro che sono mosse a livello di semplici contatti e sondaggi.
Mercato in salita e contatti interlocutori con Francesco Del Zotti
La realtà è che il Chieti ha perso l'antico appeal, non è più la piazza ambita di un tempo. Adesso le cose sono cambiate, nessuno accetta più il trasferimento in neroverde senza un minimo di garanzie. Questo è il danno più grande, ovvero l'immagine deturpata, che abbia causato l'attuale gestione del club, sebbene non tutte le responsabilità possano essere attribuite interamente a Gianni Di Labio.
Quanto al pranzo di lavoro odierno con Francesco Del Zotti per sondarne ancora una volta gli orientamenti, si parla di esito interlocutorio. Appunto, siamo in alto mare. E non c'è calma piatta.