Abruzzo Daily

Logo
Logo
Il caso

Famiglia nel bosco, esposto dei genitori contro l’assistente sociale: i motivi

Secondo la difesa dei Trevallion, «la professionista non avrebbe mantenuto la necessaria equidistanza richiesta dal ruolo»

I genitori
I genitori
di Redazione Chieti
2 MINUTI DI LETTURA

CHIETI. Alla vigilia della perizia sulle competenze genitoriali di Nathan e Catherine Trevallion, il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli (Chieti) conosce un nuovo passaggio che acuisce la tensione tra le parti.

L’ultimo sviluppo

I genitori dei tre minori, tramite i loro legali, hanno infatti presentato un esposto contro l’assistente sociale incaricata dal Tribunale, contestandone il comportamento nel percorso che ha condotto all’allontanamento dei figli. L’iniziativa è stata assunta dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, che hanno depositato la segnalazione sia all’Ordine professionale degli assistenti sociali sia all’ente regionale competente per il servizio sociale del Comune di Palmoli.

L’atto

Al centro dell'atto c’è l’operato di Veruska D'Angelo, nominata dal giudice come curatrice dei diritti dei minori. Secondo la difesa dei Trevallion, «la professionista non avrebbe mantenuto la necessaria equidistanza richiesta dal ruolo, mostrando – si legge nell’esposto – un atteggiamento pregiudizievole nei confronti della famiglia, soprattutto nella fase successiva al trasferimento dei bambini deciso dall’autorità giudiziaria».

Cosa sostengono

I legali contestano anche la limitatezza dei contatti tra l’assistente sociale, i genitori e i minori: dopo il provvedimento di allontanamento, gli incontri sarebbero stati pochi e insufficienti per restituire un quadro completo e imparziale della situazione familiare. Tra gli elementi messi in discussione figura, inoltre, l’eccessiva esposizione dell’assistente sociale sui media. «Avrebbe partecipato a diverse interviste, un’esposizione che – secondo i Trevallion – rischierebbe di minare la neutralità e la riservatezza che l’incarico imporrebbe».