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La rassegna

Dall’impollinazione al controllo dei parassiti, così gli animali migratori ci aiutano a vivere

Iniziato oggi, 9 ottobre, a Vasto il convegno internazionale per costruire l’Atlante mondiale delle migrazioni. L’ornitologo Spina: «Politiche internazionali coordinate per la conservazione delle specie»

Un momento dell'intervento
Un momento dell'intervento
di Andrea Rapino
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VASTO. Impollinazione delle piante, dispersione dei semi, controllo dei parassiti ed eliminazione degli insetti che portano malattie: è lungo l’elenco dei lavori importanti che gli animali migratori fanno per noi e per il nostro ambiente. Senza di loro, insomma, avremmo un po’ di problemi in più da risolvere. Da queste premesse parte il lavoro per la realizzazione dell’«Atlante mondiale delle migrazioni», iniziato oggi 9 ottobre a Vasto nell’ambito di un congresso internazionale in programma fino a domenica a Palazzo D’Avalos.

La collaborazione internazionale

«Gli animali selvatici migratori contribuiscono alla salute degli ecosistemi e al benessere umano», spiega l’ornitologo Fernando Spina, consigliere per la connettività e le reti della “Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica” (Cms). Proprio nell’ambito di questa convenzione, sottoscritta nel 1979 e nota come “Convenzione di Bonn”, viene organizzata la tre giorni abruzzese, frutto di un accordo con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep). A curare l’iniziativa è in particolare la Bio Cantina Sociale Orsogna, in collaborazione con la cooperativa Cogecstre di Penne che qui gestisce le riserve di Punta Aderci e Vasto Marina.

L’obiettivo del congresso è arrivare a produrre uno strumento online che fornisca dati su centinaia di specie oggetto di ricerche condotte nell’arco di decenni e, talvolta, di secoli. «Specie che attraversano cieli, continenti e oceani, montagne e deserti, con una resistenza e uno sforzo fisico senza eguali nel mondo animale», sottolinea Spina. Specie da tutelare, quindi, perché oggi sono messe a rischio da cambiamenti climatici e attività umane.

Problema globale e ricadute locali

Animali globali che hanno bisogno di una tutela globale. Un capriccio dei soliti ambientalisti? Tutt’altro, visto che, come evidenzia Spina, questi animali «offrono un contributo al rafforzamento della sicurezza alimentare attraverso la pesca, l’agricoltura, l’impollinazione e il controllo naturale dei parassiti, riducono il rischio di malattie. E sostengono», ribadisce l’ornitologo, «l’occupazione e il reddito derivanti dal turismo, dalle attività ricreative e dalla pesca, in particolare nelle comunità rurali e costiere».

In pratica, un territorio distrutto nell’Europa del Nord può compromettere un ecosistema in Abruzzo. Per questo «un’efficace conservazione di queste specie e dei loro habitat richiede politiche internazionali coordinate. Per le decisioni riguardanti le specie migratrici», conclude Spina, «sono necessarie informazioni chiare sulle rotte principali, sulle modalità del loro utilizzo e sui luoghi in cui si verificano concentrazioni di esemplari, nello spazio e nel tempo».