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Crisi idrica nel chietino: turnazioni e disagi fino all'8 giugno tra le proteste

Intanto il dibattito politico si sono spostati sulla più ampia riforma del servizio idrico promossa dalla Regione Abruzzo

Crisi idrica nel chietino: turnazioni e disagi fino all'8 giugno tra le proteste
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Proseguono gli interventi di manutenzione e gestione del servizio idrico in Abruzzo.

La società Sasi ha avviato un piano straordinario di interventi sulle condotte che comporterà severe interruzioni dell'erogazione e cali di pressione fino all'8 giugno.

Le operazioni stanno interessando in modo massiccio numerosi comuni della provincia di Chieti, con l'obiettivo prioritario di efficientare la rete idrica locale e contrastare preventivamente la storica carenza d'acqua estiva. I disagi sono purtroppo inevitabili a causa della vetustà delle tubature e della necessità di regolare i serbatoi prima dei picchi di consumo stagionali, scatenando forti proteste tra l'utenza.

Disagi per i cittadini

Secondo quanto comunicato dai vertici della Sasi, la holding che gestisce il servizio idrico integrato nel territorio, si tratta di opere di ammodernamento e digitalizzazione dei flussi precedentemente pianificate. Le squadre tecniche dell'azienda sono operative su turni continui per agire direttamente su condotte primarie, impianti di sollevamento e sistemi di regolazione dei serbatoi. L'obiettivo dichiarato: ottimizzare la pressione idrica e limitare la dispersione della risorsa.

Tuttavia, le prolungate chiusure e la drastica riduzione della forza dell'acqua stanno mettendo a dura prova la quotidianità dei residenti nel chietino. Le criticità più evidenti si registrano all'interno delle attività commerciali e dei servizi di ristorazione, i quali lamentano una carente tempestività nelle comunicazioni specifiche e chiedono a gran voce un piano di ristori o interventi strutturali e definitivi sulla rete di distribuzione, ritenuta ormai obsoleta.

Il dibattito sulla riforma

Parallelamente all'emergenza sul campo, l'attenzione pubblica e il dibattito politico si sono spostati sulla più ampia riforma del servizio idrico promossa dalla Regione Abruzzo. Il progetto normativo, fortemente voluto dalla governance regionale, punta a una profonda riorganizzazione del settore attraverso il progressivo accorpamento delle attuali società di gestione operanti nelle diverse province.

L'orizzonte finale della riforma prevede il superamento della frammentazione e la creazione di un gestore unico regionale. Secondo i promotori dell'iniziativa, la centralizzazione della governance permetterebbe di attrarre maggiori finanziamenti europei, inclusi i fondi del PNRR, ottimizzare i costi operativi e uniformare gli standard qualitativi dell'erogazione dell'acqua da Teramo a Chieti.

Le opposizioni all'attacco

La prospettiva di una fusione societaria non convince affatto gli esponenti dell'oppozione in Consiglio Regionale, che esprimono forti perplessità e chiedono un immediato stop per una riflessione più approfondita. Secondo i contrari al progetto, il rischio concreto è quello di applicare un modello standardizzato che finirebbe per penalizzare le aziende del territorio più sane e virtuose dal punto di vista economico e patrimoniale.

Le forze di minoranza chiedono garanzie scritte e una rigorosa valutazione preventiva dell'impatto che il gestore unico avrà sulle tasche dei cittadini. Il timore principale riguarda infatti un possibile rincaro generalizzato delle tariffe idriche e una drastica contrazione degli investimenti locali, poiché le risorse verrebbero centralizzate e potenzialmente dirottate verso le aree a maggiore deficit infrastrutturale, lasciando irrisolti i problemi cronici delle reti periferiche.

Mentre la politica si interroga sugli assetti macro-economici del domani, l'urgenza immediata resta legata alla quotidianità dei cittadini del Chietino.