L’incidente
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di Luca Di Renzo

CHIETI. Nel mirino della politica locale finisce il bando per l'affidamento di un prestigioso bene monumentale, giudicato apertamente illegittimo dai consiglieri di minoranza. Secondo gli esponenti dell'opposizione, la procedura violerebbe non solo il regolamento comunale, ma anche le direttive espresse dal Ministero dell'Interno.
Discussione in aula
Dopo l'accesa discussione in aula dello scorso 9 febbraio, i consiglieri hanno deciso di passare ai fatti, depositando una formale istanza di accesso agli atti. La documentazione è stata inviata per conoscenza anche al Prefetto di Chieti, segnale di quanto la tensione politica sia salita. I rappresentanti della minoranza si dicono profondamente insoddisfatti delle spiegazioni fornite dall'assessore competente, ritenute fumose e insufficienti a chiarire i dubbi sulla trasparenza dell'operazione.
Secondo l'opposizione
Il nodo della questione riguarda l'assegnazione di un immobile di alto valore storico senza una gara vera e propria, con cifre che sembrano non rispecchiare affatto il reale valore patrimoniale del bene, sempre secondo l'opposizione. A far discutere è una clausola specifica: l'amministrazione ha inserito nel bando di essere "insindacabilmente libera di decidere". Per l'opposizione, questa dicitura trasforma di fatto l'evidenza pubblica in un affidamento diretto "mascherato".
Il sospetto
Ha fatto anche discutere la tempistica dell'operazione. L'amministrazione avrebbe ricevuto la proposta dell'associazione Chieti Welcome già dal 22 settembre 2025. Ciononostante, il bando ha concesso solo 15 giorni di tempo per presentare progetti complessi di arte e innovazione. I consiglieri di minoranza - oltre a profilare il rischio di danno erariale - ricordano infine che, ai sensi dell'articolo 6 del regolamento consiliare, i dirigenti hanno ora l'obbligo di rispondere all'istanza entro cinque giorni.