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Reportage

"Qui si sopravvive”: viaggio nella Teramo che nessuno racconta

È una cronaca sommersa, fatta di presenze silenziose e spazi dimenticati, che riaccende il tema della sicurezza urbana

Tre immagini simbolo
Tre immagini simbolo
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Nelle ore più fredde e silenziose, quando il centro storico si svuota e le luci restano accese solo a metà, Teramo mostra un volto diverso, più duro, spesso invisibile di giorno. Tra vicoli e piazze segnate dal sisma, si muovono figure avvolte in coperte, sacchi a pelo e giacigli improvvisati: piccoli materassi trascinati a mano, cuscini sotto il braccio, vite sospese tra una notte e l’altra.

Non solo "turisti dei documenti"

Non si tratta soltanto dei cosiddetti “turisti dei documenti” che gravitano attorno alla Questura. Molti restano in città solo pochi giorni, il tempo necessario per organizzare la risalita verso il nord Italia. Nel frattempo trovano riparo dove possono: edifici lesionati dal terremoto occupati abusivamente nel cuore del centro storico, garage trasformati in rifugi di fortuna, sottopassi diventati dormitori improvvisati.

Nei giorni scorsi avevamo documentato l’occupazione dell’ex locale serbatoio della Teramo Ambiente, a ridosso del Tribunale. Ieri, quello spazio era già stato abbandonato. Chi lo occupava era di nuovo in cerca di un rifugio, spostandosi nell’ombra come accade spesso in queste storie marginali e difficili da tracciare.

Le parole sono poche, frammentate. L’italiano è incerto, l’inglese quasi assente — o forse evitato. Qualcuno racconta, con un sorriso che lascia spazio al dubbio, di aver ricevuto proposte per spacciare droga, dicendo di aver rifiutato e di voler sopravvivere con piccoli lavori, magari sistemando giardini. Altri invece reagiscono con diffidenza, invitando ad allontanarsi: i giornalisti non sono benvenuti, la notte non ama testimoni.

Il tema: la sicurezza urbana

È una cronaca sommersa, fatta di presenze silenziose e spazi dimenticati, che riaccende il tema della sicurezza urbana. Nel buio del capoluogo aprutino emerge la richiesta, sempre più insistente, di un controllo più capillare del territorio e di una presenza rafforzata delle forze dell’ordine, mentre la città continua a convivere con le sue fragilità — visibili di giorno, inquietanti di notte.