Serie D
Teramo, record storico di abbonamenti: 1.236 tessere sottoscritte
di Jacopo Forcella

Siamo entrati nella settimana che precede il primo incrocio tra le due abruzzesi più forti, le uniche che puntano a tornare in serie C, Teramo e L'Aquila. Il confronto del Gran Sasso d'Italia non sarà ovviamente decisivo, visto che arriva molto presto, ma potrebbe dire più di qualcosa sulle possibilità di due squadre che nelle prime quattro giornate hanno fatto vedere solo a sprazzi il proprio potenziale. L'Aquila, in particolare, ha fatto bene in trasferta - il pari in rimonta ad Ancona è una grossa iniezione di autostima ben più del 4-0 di Fossombrone - e ha stentato in fase realizzativa nelle partite casalinghe (un solo gol segnato contro Termoli e Atletico Ascoli); mentre il problema del Teramo, devastante fuori casa (due vittorie con sei gol fatti e uno subito), è apparso la gestione difensiva nelle gare interne (già quattro reti subite al Bonolis, decisamente troppe).
Non tanto per colpe specifiche dei difensori - semmai qualcosa in più potevano fare i due portieri classe 2008 finora visti all'opera, ma ci sta - quanto per la tenuta di una mediana, peraltro poco aiutata dai giocatori offensivi, in cui si è subito infortunato il maratoneta Borgarello ed è finora mancato il ricambio di lusso Casciano. Entrambi, però, dovrebbero essere a disposizione di Pomante domenica.
Gode chi viaggia
Le due ambiziose cugine, comunque, con il loro avvio contraddittorio sembrano perfettamente in linea con un girone nel quale il fattore campo conta poco e si riesce a vincere più facilmente, o comunque spesso, in trasferta. La capolista Vigor Senigallia ha giocato tre volte fuori vincendo sempre, un caso limite è il Fossombrone (due colpi esterni a fronte di due batoste casalinghe con otto reti al passivo), il Lanciano ha centrato fuori casa, domenica, la prima vittoria dal ritorno in categoria, lo Sporting Trestina ha fatto in trasferta l'unico punto preso finora. I numeri complessivi dei primi quattro turni sono eloquenti: le vittorie esterne sono state 15, quelle interne 13. Appena otto i pareggi: il calcio è davvero molto cambiato dai tempi in cui, con i due punti a vittoria, in queste categorie si restava a galla accontentandosi del punticino e collezionando segni "X" a nastro.
Il caso Giulianova
Il girone F di serie D è ricco di sfide tutte abruzzesi ma, nessuno si offenda, la parola derby è difficile da abbinare a tutte. Anzi, questa definizione se la meritano ben poche. Perché i derby, quando sono derby sul serio, cambiano i destini delle squadre. Ne sa qualcosa il Giulianova: negli ultimi 24 anni la società giallorossa ha sostituito tre allenatori dopo che avevano perso la sfida con il Teramo.
Rosario Pergolizzi, non certo l'ultimo arrivato nella categoria, lunedì è andato ad aggiungersi a una pattuglia di nomi illustri che comprende anche Giuseppe Galderisi, saltato dopo la disfatta (1-4) al vecchio Comunale teramano nella C1 del 2002-03, e Roberto Cappellacci, rimosso un anno fa dopo un altro 1-4, stavolta al Fadini, nonostante l'enorme credito accumulato con la promozione dall'Eccellenza. Si obietterà che Pergolizzi non paga solo la sconfitta del Bonolis, peraltro onorevole considerata la differenza di valori tecnici che si è vista in campo, ma un intero avvio di stagione pieno di stenti. Vero, perché il suo Giulianova è apparso fin dalla Coppa Italia legnoso nella manovra, poco incisivo e fragile difensivamente.
Tuttavia c'è da scommettere che se Pergolizzi avesse almeno pareggiato a Teramo, pur giocando male, sarebbe ancora sulla panchina giallorossa. Potere di un confronto che, a quasi cento anni dal suo primo capitolo (giocato nel dicembre 1929), riesce ancora a mobilitare due comunità - i 6.248 di domenica scorsa dicono tanto ma non tutto, perché senza le limitazioni alla capienza del Bonolis sarebbero stati molti di più - e a suscitare emozioni profonde e reazioni drastiche. Come quelle che hanno portato Mucciconi, Di Carlo e soci a un nuovo, doloroso ribaltone tecnico: l'ennesimo di una gestione societaria tanto generosa quanto tormentata, a cominciare dagli anni dell'Eccellenza. E il viavai di allenatori visto di recente al Fadini non può che risaltare ancor di più in negativo se si guarda alla continuità tecnica scelta dal Teramo, che va avanti con Pomante da cinque stagioni. Le differenze nei risultati, tra una piazza e l'altra, nascono in buona parte da qui.
Si rivede Del Zotti
Francesco Del Zotti, il 34enne brindisino amante del calcio offensivo scelto al posto di Pergolizzi, è l'uomo giusto per risollevare il Giulianova dallo scioccante ultimo posto attuale? Bella domanda, risponderà il campo. Qualche dubbio viene perché Del Zotti, prima del disastrato Chieti della stagione scorsa (dove ha dovuto fronteggiare soprattutto i problemi extra campo), ha sempre guidato, nei campionati regionali, squadre costruite per vincere in cui schierava molti giocatori offensivi. Si dirà che anche questo Giulianova era nato come squadra da parte alta della classifica: vero, ma Pergolizzi la schierava con un 3-5-2 molto cauto, l'opposto della filosofia delzottiana.
E poi ora il momento è nero pece, c'è da combattere per tirarsi fuori dai guai e l'approccio, almeno inizialmente, non potrà che essere pragmatico. Il calendario non aiuta: Atletico Ascoli e Ancona in casa, derby con la Sant e Foligno in trasferta nelle prossime quattro. Del Zotti non ha un compito facile, avrà bisogno di un grande sostegno da parte di società e ambiente.