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Nel bosco di Pescasseroli spunta un coleottero gigante di rame: l’opera che dialoga con la natura

Per raggiungere l’installazione si percorrono i sentieri C1 e C2, dove negli anni hanno trovato posto le opere di tanti artisti che hanno trasformato la foresta in un museo diffuso

Le pagine pubblicate su Specchio
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di Abruzzo Daily
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Da "Specchio", supplemento domenicale del giornale La Stampa, ecco un articolo dedicato all'Abruzzo e ad alcuni dei suoi testori

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di Francesca Santolini

Per arrivare a Pescasseroli, venendo da Roma, si esce a Pescina, lungo l’A25. Qui, nel 1602, nacque Giulio Raimondo Mazzarino, il ragazzino destinato a diventare il cardinale Mazarin, successore di Richelieu, reggente della Francia durante la minore età di Luigi XIV e uno degli uomini che più contribuirono a disegnare l’assetto politico dell’Europa moderna. Una deviazione che racconta una verità tutta abruzzese: da queste montagne, apparentemente marginali, sono spesso partite storie capaci di arrivare molto lontano.

Poco oltre Pescina compare Pescasseroli, cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nell’immaginario coincide con l’orso bruno marsicano, il lupo appenninico, i camosci sulle pareti rocciose, le faggete patrimonio Unesco e l’odore degli arrosticini che sale dalle vie del paese. Quest’anno, però, il primo impatto non è il paesaggio, è il caldo. Anche oltre i mille metri il termometro supera i 30 gradi e basta uscire dall’ombra dei faggi per ritrovare un’estate che sembra appartenere più alla pianura che all’Appennino.

A questa trasformazione silenziosa del paesaggio da nove anni “ArteParco” prova a rispondere con il linguaggio dell’arte contemporanea. Nato nel 2018 da un’idea di Paride Vitale, imprenditore e comunicatore abruzzese profondamente legato alla propria terra, come percorso di arte contemporanea tra i sentieri del Parco, oggi intreccia installazioni, letteratura, teatro e musica, mantenendo la stessa ambizione: trasformare il bosco in uno spazio di immaginazione e dialogo. «ArteParco è nato come un progetto del cuore, profondamente legato alla mia terra. Vederlo diventare un festival senza perdere la sua anima è la soddisfazione più grande», racconta Vitale.

Per raggiungere l’installazione si percorrono i sentieri C1 e C2, dove negli anni hanno trovato posto le opere di Marcantonio, Matteo Fato, Sissi, Valerio Berruti, Velasco Vitali e di altri artisti che hanno trasformato la foresta in un museo diffuso.

Ad accompagnarci è Vincenzo Vitale, per tutti “Mirino”. A Pescasseroli, racconta, quasi tutti hanno un soprannome, una sorta di eredità collettiva. Il suo nasce dalla precisione con la fionda quando era bambino. Da 40 anni lavora nel Parco e conosce ogni curva del sentiero. «Grazie ad ArteParco molti visitatori hanno scoperto questi percorsi». Poi il tono cambia: «Una volta d’estate il massimo erano 25 gradi. Oggi arriviamo anche a 34».

È la memoria di chi ha visto cambiare lentamente la montagna. Ed è anche da questa consapevolezza che nasce Santa Rosalia, la nuova installazione dell’artista piemontese Hilario Isola. La riproduzione di una Rosalia alpina (uno dei coleotteri più grandi d’Europa, noto per la sua colorazione, nera e blu), alta circa tre metri, è appoggiata sul tronco di un faggio vecchio di due secoli, nella parte naturalmente morta dell’albero, proprio come fa il vero insetto quando depone le proprie uova nel legno in decomposizione. È un omaggio a una presenza discreta ma essenziale delle faggete vetuste, custode di un equilibrio che si rinnova attraverso la decomposizione e la rinascita. In un certo senso anticipa ciò che oggi chiamiamo economia circolare: nulla viene sprecato, tutto torna a essere vita.

«Sono partito dall’immaginazione di una foresta incontaminata che non prevedeva ancora l’uomo», spiega Isola. Ma il suo lavoro parla anche di un’altra fragilità: quella dei mestieri e dei saperi destinati a scomparire. Per questo la grande Rosalia è stata realizzata interamente in rame, lavorato a mano come facevano un tempo i lattonieri.

Con gli anni il metallo si ossiderà, cambierà colore e finirà per confondersi con il bosco che lo ospita. L’opera non cerca di resistere alla natura: accetta di trasformarsi insieme con essa. È forse questa l’idea più convincente di “ArteParco”, dove l’arte non interrompe il paesaggio, ma entra nel suo tempo lento, invitando a osservare ciò che normalmente sfugge e ricordando che anche il più piccolo abitante della foresta può custodire il suo equilibrio.

A sostenere la crescita del progetto c’è una rete di istituzioni e imprese che comprende il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Comune di Pescasseroli, la Regione Abruzzo, Bmw Italia, Gore-Tex® Brand, Bcc Roma e Generali, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Nel bosco, intanto, la grande Rosalia rimane ferma sul suo faggio. Con il passare degli anni cambierà colore, perderà lentamente la distanza dall’albero e diventerà parte del luogo che l’ha accolta. Come la foresta stessa insegna, anche ciò che sembra immobile è in continuo movimento.