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La rubrica

Fuori copertina: Ignazio Silone

È una comunità nella quale il vincolo sociale, impigliato tra le teche di un quadro culturale molto limitato, sembra inglobare i desideri e le aspettative personali

Fuori copertina: Ignazio Silone
di Valeria Di Felice
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Che cosa accade quando il pregiudizio o la paura porta a chiudersi al confronto? Quando il tempo sembra riavvolgersi su sé stesso senza una occasione di crescita? Quando si nasce “segnato dalla vita” e l’ingiustizia diventa un destino naturale, l’infelicità diventa la firma di chi accetta la sorte con rassegnazione?

Queste e altre domande sono presenti ne Il segreto di Luca (Mondadori 1956) di Ignazio Silone (Pescina 1900 - Ginevra 1978), considerato “il più sociale” dei suoi romanzi. Muovendosi nell’intercapedine tra memoria e riscatto, silenzio e disvelamento, l’opera prende avvio da un impulso decisivo: l’invito a deporre la “maschera del quieto vivere” e a liberare la coscienza dal peso della violenza sociale. In questa tensione etica e civile si dispiega una narrazione che interroga profondamente il rapporto tra verità individuale e responsabilità collettiva.

Dopo la condanna all’ergastolo per un delitto mai commesso, quarant’anni di prigione e l’improvvisa grazia data in seguito alla confessione del vero colpevole, Luca Sabatini, un uomo mite e introverso di 72 anni, torna a Cisterna dei Marsi, un piccolo villaggio dell’entroterra abruzzese. Siamo nell’immediato secondo dopoguerra e Luca, rimesso in libertà senza un indennizzo da parte dello Stato per “il deplorevole errore giudiziario” e senza la riabilitazione, ripercorre le strade del suo paese natìo portando con sé un segreto custodito nella solitudine più profonda. Progressivamente il paese si ripopola di vecchie paure e antichi rancori, e il suo ritorno diventa un vero e proprio tuffo nel passato, laddove i fili che intrecciano vicenda personale e saga collettiva non sembrano trovare possibilità di soluzione.

Negli stessi giorni torna dal confino anche Andrea Cipriani, un fervente partigiano sulla cui testa si è formata “un’aureola rossa di capo di bande rivoluzionarie”, un antifascista al quale interessano più le persone che il patriottismo, più i problemi collettivi che i favori individuali. Da sempre convinto dell’innocenza di Luca e confidente di sua madre Teresa, Andrea lo incontra con la massima commozione, e sente di dover chiudere un cerchio: capire perché durante il processo Luca non abbia minimamente provato a difendersi. Ed è proprio dietro questo mutismo e arrendevolezza che si nasconde un mondo sommerso – emotivo e culturale – che riguarda Luca e anche tutta la comunità.

Dall’incontro tra Luca e Andrea si sviluppa la storia che, sottoforma di inchiesta retroattiva, interpella la testimonianza dei personaggi che hanno popolato la scena del misfatto quarant’anni prima: Gelsomina, la sorella di Lauretta promessa in sposa a Luca, Don Serafino, l’anziano parroco più vicino al cristianesimo popolare che a quello più corrotto del clero, Ortensia, la donna amata e mai dimenticata da Luca che si autocondanna alla clausura del monastero.

 La coscienza di Andrea Cipriani – alter ego di Silone – è cristallina, è alla ricerca ossessiva della parola “esatta”: ha la stessa trasparenza della purezza, vale a dire lo sguardo rivolto ai problemi nudi e crudi dell’esistenza – e ha la stessa capacità di tagliare, vale a dire di recidere quel cordone di ipocrisia e di omertà che mistifica e rende opaca la verità delle cose.

Andrea, il cui spirito in fermento entra in contrasto con l’immobilismo della comunità contadina, incarna l’archetipo dell’innovatore che smaschera la finzione sociale e fa scoppiare una scintilla, uno spiraglio di apertura che riscatta l’ingiustizia e l’ignoranza con il seme del cambiamento: vale a dire la tenacia nel disseppellire dalla memoria e dal timore il coraggio di parlare. Ed è in questo disvelamento che il carattere impassibile e duro dei “cafoni”, segnato dalla miseria materiale, dal predominio coercitivo della funzione sociale sulla realizzazione personale, e anche dalla manipolazione di un potere istituzionale ed ecclesiale troppo conformista di fronte alle scelte importanti, trova la sua emancipazione.  

Cosa troviamo fuori copertina? Troviamo una incisione profonda nella pelle dell’entroterra abruzzese, che porta i segni e le cicatrici di una riserva morale e religiosa materiale e poco spirituale, di un orizzonte culturale che imprigiona le anime e i corpi nella paralisi emotiva. La narrazione rende viva la rappresentazione di una comunità nella quale il vincolo sociale, impigliato tra le teche di un quadro culturale molto limitato, sembra inglobare i desideri e le aspettative personali. Ed è in questo dipanare il bandolo della matassa che Ignazio Silone impone la forza carsica e rivelatrice della parola che scava nelle maglie del destino e nelle ombre di ciascun personaggio, ristabilendo una chiarezza che riconcilia la vita alla verità. 

Valeria Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tradotte in spagnolo, arabo, romeno e nederlandese e ha curato diversi volumi sulla poesia.

Nel 2018 ha tradotto il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti e poesie d’amore.

È ideatrice e curatrice della rubrica fuori copertina per Abruzzodaily.