L'intervento
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di Redazione Pescara

TERAMO. La cattura del presidente Maduro e di sua moglie da parte degli americani, ha solo dato la stura a quella che potrebbe essere una fase di transizione in Venezuela. Un paese dove la comunità abruzzese, di prima, seconda e terza generazione è numerosa e anche forte.
Così Mauro Bafile
Di questa comunità fa parte anche Mauro Bafile, 69 anni, con origini abruzzesi: il papà Gaetano giornalista di Avezzano e la mamma di nascita aquilana. Bafile è il direttore responsabile del quotidiano "La Voce d’Italia”, testata rivolta a tutti gli abruzzesi che vivono in Venezuela (la seconda più numerosa dopo quella siciliana). «Sono costantemente in contatto con i miei giornalisti, in quanto io ora mi trovo a Madrid». Dice Bafile rammaricandosi del fatto di non poter essere lì, insieme ai suoi giornalisti. «Ci aspettavamo qualcosa. Quando un presidente (Trump, ndr) muove una intera flotta per spostarla davanti alle coste venezuelane, non scherza. Qualcosa deve pur fare, visto che ne deve rispondere al paese e al congresso. Parlando con amici avevo detto che sarebbe accaduto qualcosa durante le vacanze. Avrebbero potuto fare lo stesso in Nicaragua ma è un paese povero, non ci sono materie prime preziose. Non mi sono sbagliato».
Qual è adesso la situazione? «C’è molto timore. Mi hanno raccontato che sono tutti chiusi in casa e che per le strade girano i “colettivos”, la milizia armata di Maduro che sparano a vista. In giro si vedono solo miliziani che rappresentano l’ala dura governativa».
Ha parlato con esponenti della comunità abruzzese? «Sì, ho sentito alcune persone che vivono a Caracas e mi hanno detto che non ci sono notizie che riguardano problemi per la nostra comunità. D’altra parte siamo abituati a vivere con grande attenzione ma anche con grandi provviste in casa. Nessuno esce per strada e si resta chiusi in casa».
La speranza qual è adesso? «Che ci sia una transizione di potere pacifica. Soprattutto mi auguro che ci possa essere una transizione pacifica e senza rappresaglie. Questo potrebbe essere pericoloso perché scatenerebbe una sorta di guerra interna. Maduro ha ancora dalla sua parte uno zoccolo duro della milizia e delle forze armate. Ma anche una parte della popolazione. Che non accada nulla, dopo le ultime notizie dell’arresto di Maduro non penso sia la cosa più probabile. È una cosa molto improbabile».
Quanto è forte e coesa la comunità abruzzese? «Molto. Siamo molto uniti e manteniamo sempre i contatti con l’Italia e la nostra regione. È vero che coloro che sono di prima generazione, per poter avviare una impresa o aprire un negozio, hanno dovuto cambiare la nazionalità. Adesso, per fortuna le cose sono cambiate e quasi tutti abbiamo la doppia cittadinanza».
Un inizio d’anno difficile? «Sì, ma che ho detto prima non inatteso. Mi fa piacere che ci sia questa nuova iniziativa editoriale, la vostra, che ci permetterà di mantenere un contatto con l’Abruzzo e di essere informati».
VIDEO Attacco Usa al Venezuela, i bombardamenti ripresi da un abruzzese a Caracas
Le altre testimonianze
Un abruzzese a Caracas, che per motivi di sicurezza preferisce non rivelare la sua identità, ci dice: «Non ci sono vittime, hanno preso Maduro e la moglie e stanno cercando altri politici. Sembrerà brutto dirlo ma la cattura di Maduro è un'ottima notizia perché ha portato la gente in povertà».
La voce di un altro abruzzese: «Sono molto felice per la mia terra, sono stati 25 lunghissimi anni di attesa per la fine del socialismo chavista, la fine del narco-dictador Maduro, rappresenta per il Venezuela il ritorno della democrazia e libertà. Ancora non è finita, c'è la resistenza con a capo il Ministro narcotrafficante dell'Interno Cabello, manca lui. L'altro Ministro della Difesa (sempre narcotrafficante) Padrino Lopez dalle mie fonti è stato ucciso. È la fine dell'organizzazione criminale del "Cartel de los Soles».
«La situazione è molto delicata, dobbiamo mantenere la calma: questo è l’inizio della libertà. Le persone a Caracas non devono uscire in strada. Noi italo-venezuelani in Italia è come se fossimo lì con loro, con quelli che sono rimasti in Venezuela: le emozioni sono le stesse. Siamo tutti in contatto diretto, minuto per minuto, tutti gli italo venezuelani nella capitale latina e quelli in Italia, e siamo molto emozionati, ma anche impauriti”, racconta all’Ansa un’italo-venezuelana residente in Abruzzo, volontaria di un’associazione umanitaria che porta aiuti a Caracas, dove è nata e cresciuta. “Sono tornata molte volte in Venezuela - spiega - ma non negli ultimi anni. Mi manca tantissimo: vivo in Abruzzo da trent’anni e sto bene. Vedremo anche in Europa come evolverà la situazione, perché nemmeno qui il quadro economico è florido. In seguito a quanto sta accadendo in Venezuela, molti italo-venezuelani potrebbero decidere di tornare in Italia: non tutti hanno fatto fortuna, mentre altri, che vivono qui da anni, non aspettano altro che poter rivedere il proprio paese».