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Il caso

Tornareccio, raffica di furti nel piccolo borgo: il sindaco è una furia - «Basta, le leggi tutelano chi ruba»

Dura lettera del primo cittadino della comunità di 1.600 abitanti in provincia di Chieti: «Non voglia diventare terra di nessuno»

Il sindaco Iannone e il borgo di Tornareccio
Il sindaco Iannone e il borgo di Tornareccio
di Redazione Chieti
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Un paese di 1.600 abitanti. Una raffica di furti inusuale. E il sindaco che perde la pazienza e sbotta. La storia arriva da Tornareccio, piccolo agglomerato urbano in provincia di Chieti, all'interno della comunità montana Valsangro. E il primo cittadino, Nicola Iannone, si scaglia contro il sistema giudiziario italiano parlando addirittura di una «vergogna». 

“C’è un limite alla pazienza dei cittadini”

«C’è un limite alla pazienza dei cittadini, e quel limite è stato ampiamente superato – dice Iannone -. Provo un profondo senso di rabbia e frustrazione nel vedere i sacrifici di una vita violati da individui che, troppo spesso, godono di un’impunità inaccettabile. Non basta più l'impegno encomiabile delle Forze dell’Ordine, che ringrazio, se poi il sistema giudiziario si trasforma in una porta girevole. Le Forze dell’Ordine fanno il massimo, ma il sistema giudiziario è una macchina rotta che sputa in faccia a chi rispetta le regole».

Critiche alla legislazione vigente

Il sindaco Iannone punta il dito contro le maglie larghe della legislazione vigente: «Siamo stanchi di vedere criminali colti sul fatto e rilasciati dopo poche ore, o condannati a pene che non vengono mai scontate realmente. Questa non è giustizia, è un insulto alle persone oneste che pagano le tasse e rispettano le regole. La mancanza di certezza della pena sta alimentando un senso di impotenza e di insicurezza che non possiamo più tollerare».

“Sindaci con le mani legate”

«Come sindaco, mi sento spesso con le mani legate dalle leggi nazionali - prosegue il primo cittadino -. Possiamo installare telecamere e potenziare l'illuminazione, ma se lo Stato non garantisce che chi delinque finisca in carcere e vi resti, la nostra battaglia sarà sempre impari. Chiedo a gran voce una riforma che metta al centro la tutela delle vittime e non i diritti di chi sceglie di vivere nell'illegalità. È una vergogna inaudita. Vediamo delinquenti presi con le mani nel sacco e rilasciati il giorno dopo per cavilli o leggi garantiste che proteggono solo i carnefici. Da sindaco, rappresento cittadini che pagano le tasse per avere sicurezza e ricevono in cambio solo indifferenza burocratica».

Il disagio condiviso dagli altri sindaci

Iannone si fa portavoce anche del disagio dei colleghi sindaci del territorio: «Non sono l’unico a urlare questo sdegno. Noi sindaci siamo in prima linea, ma ci lasciano senza armi contro chi delinque sapendo che non finirà mai in galera. La certezza della pena in questo Paese è diventata un miraggio, un insulto alla dignità di chi lavora e fa sacrifici. Se chi ruba non sconta un solo giorno di carcere vero, allora lo Stato sta dichiarando guerra ai suoi stessi cittadini onesti».

“Tornareccio non diventi terra di nessuno”

L’amministrazione comunale continuerà a fare la sua parte nel monitoraggio del territorio, ma il sindaco Iannone conclude con un monito: «Tornareccio non vuole diventare terra di nessuno. I miei cittadini chiedono sicurezza e giustizia vera, non burocrazia giudiziaria. Lo Stato batta un colpo e dimostri di essere dalla parte delle persone perbene».

Appello alla collaborazione dei cittadini

Il Comune infine invita i cittadini alla massima collaborazione, segnalando tempestivamente al numero di emergenza (112) ogni movimento sospetto o veicolo non identificato, evitando iniziative personali potenzialmente pericolose e privilegiando sempre il canale istituzionale delle segnalazioni alle autorità.

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