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La crisi

Maltempo, agricoltura in ginocchio: Coldiretti Abruzzo chiede lo stato di calamità

I danni interessano Chieti, Pescara, L'Aquila e Teramo.

Pietropaolo Martinelli
Pietropaolo Martinelli
di Luca Di Renzo
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CHIETI. L'Abruzzo sta affrontando una crisi agricola senza precedenti a causa di un'ondata di maltempo che ha devastato le province di Chieti e Pescara.

Le esondazioni dei fiumi e le frane hanno sommerso oltre duemila ettari di colture, spingendo Coldiretti Abruzzo nella persona del suo presidente, Pietropaolo Martinelli, a richiedere formalmente alla Regione Abruzzo il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

Nella provincia di Chieti, la zona più colpita, l'esondazione di fiumi come Alento, Sangro e Trigno ha devastato i vigneti, gli oliveti e le coltivazioni di cereali. Particolarmente critica la situazione nella Val di Sangro, dove l'apertura della diga di Bomba è stata necessaria per gestire la pressione idrica, aggravando però gli allagamenti a valle. Anche il settore delle fragole e degli ortaggi invernali risulta pesantemente compromesso, con intere produzioni di fave azzerate.

Nel pescarese, l'area tra Pianella, Catignano e Scafa è isolata da frane e smottamenti. A Popoli Terme si registrano evacuazioni, mentre a Sant'Eufemia le stalle sono sepolte sotto metri di neve. Penne e l'area vestina contano danni ingenti ai vivai e alle serre.

Sebbene a L’Aquila e Teramo la situazione sia sotto osservazione, il rischio valanghe ai Prati di Tivo e le criticità nel Fucino mantengono alta l'allerta. Questo scenario si inserisce in un contesto di crisi climatica globale, con centinaia di eventi estremi che stanno ridisegnando la geografia produttiva italiana.