Chiesa
In 60mila per Papa Leone a Rimini. Alberto Leonardis: "Questo Pontefice è potente, forte nel pensiero e nei principi"
di Redazione cronaca

L’AQUILA. Era riuscito a sfuggire alla maxi operazione che nel novembre del 2024 aveva portato allo smantellamento di una presunta organizzazione dedita allo spaccio di cocaina tra L’Aquila e il Lazio. Per quasi due anni ha fatto perdere le proprie tracce, fino a quando le ricerche internazionali lo hanno individuato in Polonia. Da lì è iniziato il percorso che lo ha riportato in Italia, dove è stato arrestato.
È finita così la fuga di un cittadino macedone, ritenuto dagli investigatori uno degli uomini di maggiore peso all’interno del sodalizio criminale finito al centro di una complessa indagine della Squadra Mobile e della SISCO dell’Aquila. L’uomo è stato arrestato dalla Polizia di Frontiera Aerea presso lo scalo di Fiumicino, in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal Gip del Tribunale dell’Aquila su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Dopo l’arresto, avvenuto nella giornata di mercoledì 19 agosto, è stato trasferito nella casa circondariale di Rieti, dove è stato associato a disposizione dell’autorità giudiziaria.
La sua individuazione è il risultato di una ricerca che non si è fermata ai confini nazionali. Una volta emerso che l’uomo si era rifugiato all’estero, il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia ha attivato i canali investigativi internazionali fino a localizzarlo in Polonia. L’arresto e il successivo rientro in Italia hanno quindi consentito di dare esecuzione alla misura cautelare che pendeva nei suoi confronti.
L’uomo è accusato, nell’ambito dell’inchiesta, dei reati previsti dagli articoli 73 e 74 del D.P.R. 309/1990. Al centro dell’indagine c’è un presunto sistema organizzato per lo spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti, con una struttura che secondo gli investigatori aveva il proprio cuore operativo all’Aquila e collegamenti con il Lazio.
L’inchiesta era stata condotta dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile e dalla Sezione Investigativa della SISCO dell’Aquila nell’arco temporale compreso tra novembre 2022 e giugno 2024. Gli investigatori avevano ricostruito una rete capace di muovere quantità significative di cocaina e, soprattutto, di mantenere una clientela estremamente ampia: circa 650 persone inserite nel portafoglio degli acquirenti.
Un’attività che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe generato un movimento economico considerevole, arrivando a sfiorare i due milioni di euro.
Ma l’elemento che avrebbe maggiormente caratterizzato il gruppo era la sua struttura. Non una rete improvvisata di piccoli spacciatori, ma, secondo l’accusa, un’organizzazione con ruoli definiti e una precisa catena gerarchica. I legami familiari e la comune origine di alcuni degli appartenenti avrebbero contribuito a consolidare il vincolo associativo, mentre le basi logistiche e operative venivano utilizzate in maniera condivisa.
Anche le automobili avrebbero avuto un ruolo importante nell’attività: numerosi veicoli erano infatti intestati a soggetti terzi. Gli investigatori avevano inoltre individuato l’utilizzo di telefoni dedicati, consegnati di volta in volta agli spacciatori dai vertici del gruppo, con l'obiettivo di rendere più difficile l'identificazione dei componenti e il monitoraggio delle comunicazioni.
Il blitz del novembre 2024 aveva portato all’esecuzione di 28 misure cautelari, di cui 22 in carcere e 6 agli arresti domiciliari. Ma quattro degli appartenenti al sodalizio erano riusciti a sottrarsi alla cattura.
Da quel momento è partita una seconda fase dell’attività investigativa, quella della caccia agli irreperibili. Uno dopo l’altro, i quattro sono stati individuati all’estero e arrestati in Italia sulla base di mandati di arresto europeo emessi dal Gip del Tribunale dell’Aquila.
L’ultimo arresto assume un peso particolare proprio per il ruolo che gli investigatori attribuiscono al cittadino macedone. Sarebbe stato infatti uno degli uomini più vicini al vertice dell’organizzazione, descritto come il «braccio destro» e uomo di fiducia del capo.
Il suo compito, secondo quanto ricostruito dalla Polizia, non sarebbe stato limitato alla semplice gestione degli spacciatori. Avrebbe rappresentato un punto di riferimento per la gestione delle cessioni di cocaina all’Aquila e, in alcune circostanze, anche a Roma. Avrebbe inoltre individuato e messo a disposizione luoghi destinati all’occultamento dello stupefacente e avrebbe partecipato personalmente alle cessioni, circostanze che gli investigatori affermano di aver documentato in numerose occasioni.
Con il suo arresto, la lunga fuga di uno degli ultimi protagonisti dell’inchiesta si chiude a Fiumicino. Un viaggio al contrario rispetto a quello che aveva intrapreso per sottrarsi alla cattura: dalla Polonia all’Italia, questa volta però sotto custodia della Polizia.
L’operazione, iniziata con l’indagine condotta tra il 2022 e il 2024 e proseguita con gli arresti del novembre 2024, continua dunque a produrre risultati. E l’arresto del cittadino macedone rappresenta l’ultimo tassello di una caccia internazionale che ha portato tutti i quattro componenti inizialmente sfuggiti alla cattura davanti all’autorità giudiziaria italiana.
Per gli indagati, naturalmente, resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.