In difficoltà
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di Redazione cronaca

ROMA. Alla vigilia di Capodanno sono centinaia i sequestri in tutta Italia di botti illegali. Mani saltate in aria, deflagrazioni improvvise che si pagano troppo spesso con conseguenze irreversibili, come la perdita di un occhio, non invertono la tendenza e anzi sembra stimolino in chi li produce e li vende sempre nuove strategie per piazzarli sul mercato nero, aggirando i controlli. «Ormai ai petardi, ovviamente i più pericolosi, vengono contraffatte etichette, nomi, perfino la destinazione d'uso. E i rischi aumentano», spiega il sostituto commissario Michele Lolli, responsabile del Nucleo artificieri della Questura di Pescara.
I nomi da cui diffidare
«Ad esser riprodotte sono le etichette più note e commercializzate, con una carica abbastanza alta, diciamo dai 20 ai 40 grammi di miscela flash, perclorato di potassio e alluminio. Si pensi - dice - che con la stessa miscela, in quantità maggiori, fanno saltare i bancomat. I botti illegali vengono rinominati con le marche più famose ma anche in modi improbabili, come 'Il padrino', 'Pitbull', 'Rambo'; addirittura l'ultimo che abbiamo sequestrato lo avevano ribattezzato 'Rolex'».
il ritardo pirico
Il rischio maggiore che deriva da questi fuochi d'artificio illegali è legato al 'ritardo pirico', cioè la miccia. «Nel momento in cui lo accendi, il ritardo pirico deve essere sufficiente ad allontanarti e metterti in sicurezza. Oltre alla miccia - spiega il responsabile del Nucleo Artificieri di Pescara - all'interno del petardo, c'è una capsula che è un ulteriore ritardo: la miccia accende la capsula e la capsula accende la miscela flash. Sui botti che abbiamo sequestrato, con etichette inesistenti in commercio, ho riscontrato che il ritardo pirico è inferiore in alcuni casi ai 3, 4 secondi e addirittura in alcuni non c'è nemmeno la capsula. Con il rischio che, una volta acceso, non si faccia in tempo nemmeno ad allontanarsi. Sono tutti custoditi o venduti da persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con il settore, magari hanno lavorato in qualche ditta che produce il materiale o avevano delle attività».
I finti "P1"
«Un altro sistema che stanno utilizzando e va per la maggiore è quello di far viaggiare questo materiale con i corrieri, cosa assolutamente vietata ma di difficile controllo. E poi le vendite su canali social e di messaggistica istantanea. Ma non è finita. C'è un'altra cosa che mi preoccupa - conclude il Sostituto Commissario - e feci anche una nota al Ministero relativamente a questo: i petardi P1, un escamotage che si sono inventati per aggirare un po' la norma. Hanno fatto un P1 che in realtà è un F3, per comprare il quale serve, oltre alla maggiore età, il nulla osta del Questore o il porto d'armi. Allo stesso identico prodotto, per commercializzarlo, hanno cambiato la destinazione, spacciandolo per 'emettitore di suono' proprio perché, pur essendo identico e con la stessa carica, è di libera vendita. Ma una pistola se gli cambi il nome resta una pistola. Il trucco qual è: 'P' sta per articolo tecnico - spiega - quindi chi li mette in commercio sostiene che quei petardi servano solamente per i cacciatori, che li buttano per non essere aggrediti magari dagli orsi, dai lupi o dai cinghiali, o magari da chi ha la campagna e li butta per non far avvicinare gli uccelli al materiale piantato. Solo che, guarda caso, questo materiale tecnico viene venduto proprio in questi giorni e non il resto dell'anno