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Bonus partite Iva, 500 euro al mese per tre anni: i requisiti e le spese ammesse

L’incentivo, rivolto agli under 35, nasce con l’obiettivo di sostenere la creazione di nuove attività economiche in ambiti ritenuti fondamentali

Bonus partite Iva, 500 euro al mese per tre anni: i requisiti e le spese ammesse
di Redazione cronaca
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C’è tempo fino al 2 marzo per presentare la richiesta di accesso al bonus partite Iva destinato ai giovani imprenditori attivi nei settori strategici, un’agevolazione che prevede un contributo di 500 euro mensili per tre anni, fino a un massimo complessivo di 18.000 euro.

La riapertura dei termini è stata disposta dall'Inps, che consente ora di inoltrare la domanda anche ai nuovi liberi professionisti, ampliando così la platea dei beneficiari previsti dal Decreto Coesione. L’incentivo nasce con l’obiettivo di sostenere la creazione di nuove attività economiche in ambiti ritenuti fondamentali per l’innovazione e lo sviluppo del Paese.

I requisiti

Per accedere al bonus è necessario rispettare alcuni requisiti fondamentali:

  • non aver compiuto 35 anni di età;
  • risultare disoccupati prima dell’avvio dell’attività;
  • operare in settori collegati allo sviluppo tecnologico, alla digitalizzazione o alla transizione ecologica.
  • La misura è rivolta ai giovani under 35 che abbiano avviato un’attività imprenditoriale o professionale tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025, previa apertura della Partita IVA e a condizione di trovarsi in stato di disoccupazione prima dell’inizio dell’attività.

    Il contributo non rientra nel reddito imponibile e viene riconosciuto con erogazione anticipata per i mesi di attività svolti, attraverso una liquidazione annuale, nei limiti delle risorse disponibili a livello territoriale. Il bonus rientra nella categoria degli aiuti di Stato ed è registrato nel Registro nazionale degli aiuti, nel rispetto della normativa europea vigente.

    Quali spese sono ammesse

    Le somme erogate devono essere impiegate per coprire i costi necessari all’avvio e alla gestione dell’attività, in coerenza con il piano aziendale presentato. Rientrano, ad esempio, le spese per l’affitto di locali, i canoni per software e servizi digitali, le utenze, le consulenze professionali, l’acquisto di materiali, gli investimenti tecnologici e tutte le voci strettamente connesse allo svolgimento dell’attività.

    Ogni spesa deve essere adeguatamente documentata. Il Ministero del Lavoro può effettuare controlli amministrativi e verifiche sul posto per accertare il corretto utilizzo delle risorse pubbliche.