Cosa non va
Teramo, cresce il numero degli accampamenti lungo il fiume: vivono una decina di senza dimora
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Tra il giorno della prenotazione e quello fissato per la visita trascorreranno oltre tre anni. Un'attesa che, più che un semplice ritardo, assume i contorni di un caso emblematico della crisi delle liste d'attesa nella sanità pubblica.
Dal 24 giugno 2026 al 4 ottobre 2029 intercorrono 3 anni, 3 mesi e 10 giorni. Tradotto in numeri significa 1.198 giorni, 28.752 ore, 1.725.120 minuti o, se si preferisce, 103.507.200 secondi. In realtà il tempo è persino maggiore, perché la prenotazione, poi resa pubblica in un gruppo social, era stata formalizzata alcuni giorni prima.
Tutto questo per una visita preventiva di Chirurgia vascolare, un controllo specialistico che ha l'obiettivo di valutare lo stato di salute di arterie, vene e vasi linfatici, consentendo di prevenire, diagnosticare o trattare patologie del sistema circolatorio. Non si tratta di un accertamento secondario.
La visita può risultare determinante per individuare tempestivamente condizioni potenzialmente gravi come l'aneurisma dell'aorta addominale, il rischio di ictus cerebrale o l'ischemia critica degli arti inferiori, patologie nelle quali la diagnosi precoce può fare la differenza.
Davanti a un'attesa superiore ai tre anni, il caso riaccende inevitabilmente il dibattito sull'efficienza del sistema sanitario e sulla reale possibilità per i cittadini di accedere in tempi congrui alle prestazioni di prevenzione.
Una cosa, però, appare evidente: se le liste d'attesa dell'Asl di Teramo hanno una caratteristica, è quella di essere animate da un inguaribile ottimismo. Perché fissare oggi una visita preventiva nel 2029 significa confidare che il problema possa tranquillamente aspettare.