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Il caso

Dal Delfico al Curie, l’inchiesta sulle scuole si allarga nel Teramano: Befacchia e Serpentini chiedono chiarezza

L’indagine sulla sicurezza degli edifici scolastici coinvolge tre presidenti ed ex presidenti della Provincia e cinque dirigenti. I due autori dell’esposto sul Convitto Delfico chiedono di accertare le responsabilità e le condizioni degli immobili pubblici

Dal Delfico al Curie, l’inchiesta sulle scuole si allarga nel Teramano: Befacchia e Serpentini chiedono chiarezza
di Nikasia Sistilli, Giancarlo Falconi
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«Il nostro non era un esposto contro qualcuno, ma un’iniziativa nell’interesse della comunità». L’ex preside Lino Befacchia torna sulla vicenda del Convitto Delfico di Teramo dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta della Procura sulla sicurezza degli edifici scolastici della provincia.

Al centro degli accertamenti c’è ora il liceo scientifico Curie di Giulianova, che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe dovuto essere chiuso già nel 2017 per criticità di natura sismica e statica.

Sono otto gli indagati: l’attuale presidente della Provincia Camillo D’Angelo, i predecessori Diego Di Bonaventura e Renzo Di Sabatino e cinque dirigenti ed ex dirigenti dell’ente. L’ipotesi di reato contestata è quella di omissione di atti d’ufficio, mentre per i dirigenti si aggiunge la contestazione di omissione di lavori in edifici che minacciano rovina.

L’avviso di conclusione delle indagini, coordinate dal procuratore Ettore Picardi, è già stato notificato alle parti.

Befacchia: «Chiarezza sulle responsabilità»

Befacchia, che insieme al professor Elso Simone Serpentini aveva presentato l’esposto da cui ha preso avvio il filone investigativo legato al Delfico, ribadisce che l’obiettivo dell’iniziativa era fare chiarezza sulle condizioni di sicurezza degli edifici pubblici.

«Le linee di responsabilità, quando saranno accertate, dovranno segnare la differenza tra politica e dirigenza», osserva l’ex preside.

Poi allarga la riflessione ad altre strutture pubbliche della città: «È stato colpito il Delfico, ma ci piacerebbe sapere in quali condizioni di sicurezza si sia operato all’interno della Prefettura, del Tribunale e della Questura».

Serpentini: «Ci aspettiamo altre notizie»

Ancora più critico Elso Simone Serpentini, che considera gli sviluppi dell’inchiesta soltanto una parte delle risposte attese.

«È ancora poco. La legge si muove in maniera pachidermica. Ci aspettiamo tante altre notizie e soprattutto la soluzione del giallo al Delfico. Perché il Delfico?».

Al centro delle richieste dei due resta quindi la necessità di comprendere i criteri adottati nelle valutazioni sulla sicurezza degli immobili e le ragioni delle decisioni che hanno interessato lo storico Convitto teramano.

Intanto prosegue l’attività di verifica del comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alle Opere pubbliche, nell’ambito di un’indagine che potrebbe riguardare anche altri edifici scolastici della provincia.

Le contestazioni nei confronti degli otto indagati restano ipotesi accusatorie, da accertare nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.