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L'emergenza

Teramo, violenza tra giovani, droga e faide: gli investigatori cercano i collegamenti

Dalla rissa di piazza Martiri all’accoltellamento davanti al Sacro Cuore: sullo sfondo alcol, stupefacenti, disagio giovanile e le piccole piazze dello spaccio

Un intervento di forze dell'ordine e personale sanitario
Un intervento di forze dell'ordine e personale sanitario
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Bottiglie, sangue, coltelli. Episodi diversi che gli investigatori stanno cercando di leggere anche attraverso eventuali collegamenti, frequentazioni comuni e vecchie ruggini. Dalla violenta rissa scoppiata in piazza Martiri fino all’accoltellamento di via Pannella, davanti al sagrato della chiesa del Sacro Cuore di Gesù, a Teramo cresce la preoccupazione per una violenza giovanile che sembra aver alzato improvvisamente il livello dello scontro.

Al centro degli accertamenti ci sarebbero anche gruppi di giovani di origine magrebina e possibili faide nate per motivi apparentemente banali, rancori personali o contrasti che potrebbero intrecciarsi con il consumo di alcol, sostanze stupefacenti e, in alcuni casi, con il controllo delle piccole piazze dello spaccio. Circostanze sulle quali saranno naturalmente le indagini a dover fare piena chiarezza.

Resta però un dato evidente: la violenza è ormai entrata in luoghi e orari frequentati da famiglie, ragazzi e bambini. L’accoltellamento avvenuto nei pressi del Sacro Cuore ha lasciato sgomenta una comunità costretta ad assistere alle conseguenze di una scena brutale proprio davanti a una chiesa.

Parallelamente continuano le segnalazioni legate alla circolazione di droga, soprattutto nelle zone frequentate dai più giovani e nei fine settimana. Un fenomeno che preoccupa ancora di più quando arriva a lambire gli istituti scolastici e i luoghi della movida.

Gli effetti del disagio si ritrovano poi nei giardini Marcozzi, nella Villa Comunale e in altri punti della città dove, nel tempo, non sono mancate richieste di intervento per giovani in condizioni di forte alterazione psicofisica, episodi di abuso di alcol e sospetti casi di overdose.

Repressione e controllo del territorio restano indispensabili, ma da soli non possono bastare. La sicurezza deve diventare realmente partecipata, costruendo un rapporto continuo tra forze dell’ordine, scuola e famiglie.

È soprattutto dentro casa che devono essere intercettati i primi segnali. Cambiamenti improvvisi, frequentazioni sospette, disponibilità di denaro difficilmente spiegabile, abuso di alcol o sostanze non possono essere ignorati.

Parlare con i propri figli, osservare, chiedere aiuto e segnalare alle autorità ogni situazione concreta che possa destare preoccupazione significa contribuire alla sicurezza dell’intera comunità. Perché la denuncia non è delazione: è uno degli strumenti fondamentali della cultura civica e della prevenzione.