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L'editoriale

Teramo: valzer di assessori e sindaco depotenziato

Il primo cittadino Gianguido D’Alberto annuncia l’azzeramento della giunta per il fine settimana. Crisi politica all’interno del Partito Democratico

Il sindaco
Il sindaco
di Alfredo Giovannozzi
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TERAMO. Il Comune di Teramo è da ieri, 13 aprile, commissariato. Sia ben chiaro: non con un commissario prefettizio perché è decaduta l’amministrazione ma lo sarà da venerdì con un azzeramento della giunta D’Alberto. La maledizione del secondo mandato ha fatto la terza vittima consecutiva: Angelo Sperandio, Maurizio Brucchi e ora Gianguido D’Alberto. La notizia, diciamolo chiaramente, non arriva inattesa.

La decisione era nell'aria da tempo, da quando al primo cittadino era stato chiesto da più parti un rimpasto dell’esecutivo. La tempistica dalbertiana, pari solo a quella del console romano Quinto Fabio Massimo detto appunto il Temporeggiatore, a un certo punto ha stancato una parte del PD molto influente nel teramano e così si è arrivati all’ultimatum.

Le scelte di un componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Tercas (una Fondazione senza più una Banca che le dà il nome) nella fattispecie Manola Di Pasquale ha fatto saltare il banco. L’avvocato Di Pasquale è una storica componente del Partito Democratico ma della corrente che fa capo ai due parlamentari abruzzesi Luciano D’Alfonso e Michele Fina ma non alla parte che nel teramano è la più influente, vale a dire quella composta dal consigliere regionale Sandro Mariani e dal Presidente della provincia Camillo D’Angelo.

La nomina ha rotto gli equilibri e la coppia Mariani&D’Angelo ha chiesto al Sindaco D’Alberto una nuova giunta. Questi i fatti.

Le riflessioni che vanno fatte sono altre. Innanzi tutto ci si chiede: perché, vista la situazione, D’Alberto nei giorni scorsi, prima delle nomina alla Fondazione, non ha presentato le sue dimissioni? La legge gli avrebbe consentito l’azzeramento automatico della giunta ma anche 20 giorni di tempo per vedere le carte sul tavolo e decidere se andare avanti o comporre un nuovo esecutivo. Insomma il mazzaro al tavolo sarebbe stato lui. Ci voleva coraggio e se non ce l’hai non te lo puoi dare. Adesso deve subire le decisioni altrui e non sarà facile trovare una quadra.

Trattare con Mariani e D’Angelo non sarà semplice. Tra i due c’è una differenza però. Il primo è forte di un consenso popolare ampiamente riconosciuto attraverso le varie elezioni; il secondo, numeri alla mano, ha dalla sua una potenzialità elettorale pari ai 526 voti che gli sono serviti per essere eletto Sindaco al Comune di Valle Castellana. L'altra certezza è una sua autocandidatura a Presidente della Regione Abruzzo per la prossima tornata elettorale che, oltre a suscitare ilarità, non ha portato altro. In questi casi la conta dei voti che si hanno è fondamentale.

L’altro interrogativo adesso è: che fine faranno gli attuali assessori? Dei nove della giunta quali potrebbero essere confermati e quali no? Se dovesse valere il principio della meritocrazia e delle capacità i dubbi sarebbero pochi: la vicesindaco Stefania Di Padova, Mimmo Sbraccia e Graziano Ciapanna. I tre, se ci fosse una logica, dovrebbero restare al loro posto, magari con altre deleghe si vedrà.

Guardando poi verso i banchi della maggioranza qualcuno capace potrebbe esserci: Valentina Papa, Simone Mistichelli, Emiliano Carginari, Luca Malavolta. Mancherebbero le quote rosa e ne servirebbero un paio che sarebbe opportuno andare a scegliere all’esterno visto quello che offre il consiglio. Così come dall’esterno dovrebbe arrivare Guido Campana (già assessore ma con il centrodestra) oltre a un paio di professionisti. Il terzo interrogativo, più che altro uno dei misteri di Fatima, è: reggerà fino al 2028? Impossibile rispondere.