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Reportage

Teramo, la prima notte delle “Unità di Strada”: tra promessa di inclusione e la prova dei fatti

Partito il nuovo progetto di assistenza alle persone senza dimora: qual è la vera sfida da vincere

Teramo, la prima notte delle “Unità di Strada”: tra promessa di inclusione e la prova dei fatti
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Quando le luci dei negozi si spengono e la città rallenta, Teramo mostra il suo volto più invisibile. È in quelle ore che, nella notte tra silenzi e marciapiedi freddi, hanno iniziato a muoversi le prime “Unità di Strada”, il nuovo progetto di assistenza alle persone senza dimora voluto dall’assessorato alle Politiche Sociali guidato da Stefania Di Padova, con l’avallo del sindaco Gianguido D’Alberto e la co-progettazione della Protezione Civile Gran Sasso.

Sulla carta, l’obiettivo è chiaro e ambizioso: intercettare chi vive ai margini, offrire ascolto, aiuto immediato, orientamento ai servizi. «Perché nessuno sia lasciato solo», ha scritto il primo cittadino, ribadendo che la dignità umana e i diritti fondamentali devono restare «al centro dell’azione amministrativa».

Ma cosa succede davvero, quando gli slogan istituzionali incontrano l’asfalto?

La città che non si vede

Teramo non fa eccezione rispetto a molte altre realtà italiane: il disagio sociale cresce, ma resta in gran parte sommerso. Chi dorme in auto, sotto i portici, nei sottopassi o in edifici abbandonati difficilmente entra nelle statistiche ufficiali. Ed è proprio lì che le Unità di Strada hanno iniziato il loro primo giro notturno.

Secondo quanto trapela dagli ambienti coinvolti, gli operatori hanno incontrato persone già note ai servizi sociali, ma anche nuovi volti, nuove storie di povertà, solitudine, dipendenza, fragilità psichica. Un’umanità che difficilmente trova spazio nei comunicati stampa.

L’assessora Di Padova parla di «un atto concreto di responsabilità e di umanità» e rivendica un segnale politico preciso: «Le istituzioni devono tornare ad avvicinarsi agli ultimi». Parole forti, che però ora attendono la prova più difficile: quella della continuità.

Progetto strutturale o operazione simbolica?

La domanda che circola, anche tra gli addetti ai lavori, è inevitabile: le Unità di Strada saranno uno strumento stabile o rischiano di restare un’iniziativa spot, buona per dimostrare attenzione ma insufficiente a scalfire il problema?

Perché l’emergenza abitativa e il disagio estremo non si risolvono con una coperta e un tè caldo. Servono posti letto, percorsi di presa in carico, assistenza sanitaria, supporto psicologico, reinserimento sociale. E soprattutto servono risorse, personale, coordinamento.

Il coinvolgimento della Protezione Civile Gran Sasso e delle Forze dell’Ordine – ringraziate ufficialmente per «umanità e vicinanza» – mostra che il progetto punta su una rete ampia. Ma resta da capire quanto questa rete sarà messa davvero nelle condizioni di funzionare, e con quali strumenti.

La vera sfida: non limitarsi a “vedere”

La prima notte delle Unità di Strada segna senza dubbio un cambio di passo nel racconto politico della città. Teramo dice di voler guardare in faccia la propria marginalità. Ma tra il dichiararlo e il trasformarlo in politiche strutturali c’è di mezzo un terreno complesso, fatto di bilanci, priorità, scelte anche impopolari.

Per ora, la città ha acceso una luce in più sulle sue ombre. Resta da vedere se sarà una luce fissa o solo un riflettore acceso per una stagione.

Perché il vero banco di prova non è l’annuncio. È ciò che succederà nelle prossime notti. E in quelle dopo ancora.