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Teramo, la città senza dormitorio: il ritardo che racconta una sconfitta sociale

A Colleatterrato c’è chi vive ancora nelle abitazioni dichiarate inagibili dopo il sisma del 2016

Teramo, la città senza dormitorio: il ritardo che racconta una sconfitta sociale
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Non è solo un cantiere in ritardo. È il simbolo di una promessa che continua a slittare. Il centro di accoglienza di Villa Pavone, a Teramo, doveva rappresentare una risposta concreta al disagio sociale crescente. Invece, mentre i lavori si trascinano tra rinvii e attese, attorno a quella struttura si è costruita una narrazione salvifica: quando aprirà, si dice, risolverà tutto.

Ma la città racconta un’altra storia.

Teramo resta l’unico capoluogo abruzzese senza un dormitorio notturno pubblico. Nel frattempo, la marginalità trova rifugio dove può: c’è chi passa la notte in un locale destinato a serbatoio pubblico, chi nella stazione ferroviaria, chi vicino all’ex diurno della Asl, chi in due case chiuse occupate. A Colleatterrato c’è chi vive ancora nelle abitazioni dichiarate inagibili dopo il sisma del 2016. Altri dormono nelle case del centro o si accampano davanti alla Questura, in attesa dei documenti, in una fila che di giorno è amministrativa e di notte diventa umana.

Poi ci sono gli “angeli della notte”, il progetto comunale pensato per monitorare e assistere chi vive ai margini. Nella realtà, però, in molti raccontano di non averli mai incontrati. Forse nei report ufficiali e nei diari di bordo ci saranno numeri e statistiche. Ma basta una passeggiata nelle strade della città, dopo il tramonto, per capire che quei dati rischiano di raccontare più di una bocciatura: quella di un sistema sociale e politico che, finora, non è riuscito a dare una risposta a chi non ha nemmeno una porta da chiudere la notte.