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L'intervista

Teramo, il presidente Di Antonio: «Abbiamo una squadra più fisica e cattiva: ora ci riproviamo. E sul ripescaggio...»

Dalla conferma di Pomante al mercato da due milioni di euro, passando per la gestione del Bonolis e l'obiettivo di riportare il pubblico a quota mille abbonati

Il presidente (foto dal sito del club)
Il presidente (foto dal sito del club)
di Dino Venturoni
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TERAMO. Domenica 30 agosto sarà Coppa Italia (al Bonolis alle 20 contro il Notaresco), sette giorni dopo ripartirà il campionato (alle 15 a Macerata). Il Teramo sta chiudendo la lunga fase di preparazione alla stagione ufficiale ed è pronto a lanciare di nuovo l'assalto alla serie C.

Un assalto sfumato due volte nei mesi scorsi: prima sul campo a vantaggio dell'Ostiamare, poi – quando la vittoria nei playoff pareva aver rimesso le cose a posto – nelle segrete stanze in cui sono stati decisi gli organici dei campionati. Doppia delusione, dunque. Che non ha però ridimensionato gli obiettivi della società biancorossa, anzi.

Il Teramo, dopo aver subito confermato lo staff tecnico e alcuni giocatori-chiave della passata stagione, ha fatto un mercato che gli addetti ai lavori giudicano importantissimo. E i test amichevoli giocati finora, per quello che contano, hanno dato ottime sensazioni. La squadra sembra _ e sottolineiamo sembra, perché ora è giusto così _ ancora più forte di quella che in primavera ha chiuso il torneo con 74 punti e ha vinto i playoff.

Come si riparte in casa biancorossa? E dove si vuole arrivare? Abruzzo Daily lo ha chiesto al presidente Filippo Di Antonio.

Presidente, si ricomincia. Sensazioni?

«Sono tranquillo, quando fai tutto il possibile per far andare bene le cose poi non puoi avere recriminazioni».

Non sente un peso diverso da quello delle passate stagioni? Non sente che ora a Teramo è come se ci fosse l'obbligo di vincere?

«No. Sento la voglia di vincere, ma non l'obbligo. Conosco il calcio, so che non dipende solo da noi. Ci sono squadre che hanno speso come noi e c'è sempre qualche sorpresa».

Un passo indietro. Più deluso per non aver vinto il campionato o per il mancato ripescaggio?

«No, la delusione per il campionato l'ho assorbita subito. Dopo 34 giornate vince sempre la più forte, onore al merito all'Ostiamare. Invece per il mancato ripescaggio c'è tanto amaro in bocca, avevamo seguito con attenzione la situazione delle squadre in difficoltà e poi non si è capito come abbiano fatto a salvarsi. Ma è una delusione giusta, che può servire a stimolarci ancora di più».

E si è capito dalla campagna acquisti che gli stimoli non mancano...

«Dovevamo migliorare quello che avevamo fatto, che era già una cosa grossa: 74 punti è una quota a cui si vincono i campionati. Credo che abbiamo una squadra più agonisticamente pronta, più fisica e più cattiva. Soprattutto lì davanti, dove certe qualità ti fanno vincere le partite sporche. Sono veramente soddisfatto del lavoro del ds Micciola e di tutto lo staff; in particolare dell'arrivo di Diakite, giocatore su cui puntavamo tantissimo».

Per rinforzare la squadra avete dovuto aumentare il budget, giusto?

«Sì, il budget è aumentato (si aggira sui due milioni di euro, ndr) ma abbiamo anche razionalizzato le spese. E i nostri sponsor non si sono tirati indietro, hanno dato tutti qualcosa in più nonostante il periodo di grande recessione, segno che credono nel progetto».

La gestione dello stadio quanto pesa?

«C'è tanto lavoro, è una bella sfida. Ci sono tante cose da sistemare, più di quante ci aspettavamo. Abbiamo dovuto fare diversi investimenti sull'impianto, però ne vale la pena. Avere in gestione uno stadio come il Bonolis comporta tante cose positive, che sono più dei problemi».

Parliamo della conferma di Marco Pomante in panchina. In molti non se l'aspettavano, perché parte della piazza è stata molto critica con il tecnico nel finale della scorsa stagione e perché la pressione su di lui è ulteriormente aumentata. Invece lei non ci ha pensato due volte, lo ha confermato già a fine maggio.

«Esatto. Io in primis, ma tutta la società ha voluto la conferma. E non era solo una questione di contratto, con lui dopo i playoff abbiamo rivalutato tutto. Pomante lo vedo carico al punto giusto e con addosso la giusta responsabilità di dover fare meglio. Lui e il suo staff lavorano benissimo, sono di livello importante per la D».

Non condivide l'opinione diffusa nell'ambiente secondo cui al Teramo dell'anno scorso sia mancato, tatticamente, un "piano B"? Ovvero che Pomante sia troppo conservatore sul sistema di gioco?

«Il calcio è bello perché alla fine delle partite e dei campionati ci sono sempre i se e i ma. Noi non sappiamo se con un "piano B" avremmo fatto più o meno punti. E comunque lui è un tecnico giovane, può darsi che abbia commesso peccati d'inesperienza, ma vi assicuro che è stato bravissimo a far dare il massimo possibile a tutti i giocatori, anche quelli che giocavano meno. A me la gestione del gruppo interessa più di ogni altra cosa e in questo Pomante è ad alti livelli, è una persona vera, vedo che tutti i giocatori lo seguono. Quest'anno poi abbiamo ancora più scelte nei vari ruoli, ci sono 16-17 titolari e sicuramente ci sarà più rotazione».

Il pubblico negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale. Cosa si aspetta dalla piazza?

«Mi aspetto cose belle. Al momento siamo a circa 700 abbonamenti, l'obiettivo è quantomeno pareggiare i mille dell'anno scorso. Stiamo pensando di inventarci qualcosa per incentivare la campagna, ma per ora non posso dire di più».

In società è tutto a posto? Dobbiamo aspettarci novità?

«Nessuna di rilievo. Con Romolo De Baptistis, che ha il 5 per cento, c'è un confronto in corso. Secondo noi non può stare nel Teramo e lavorare per un'altra società (il Notaresco, ndr), quindi riteniamo opportuno che esca».

Ultima domanda, la più importante. La missione di questa società è riportare Teramo in serie C o durare nel tempo?

«Entrambe le cose. Al centro c'è una parola abusata ma che rende l'idea: sostenibilità. Non significa non fare sforzi, la passione è tanta, quindi se serve il budget lo sfori. Avete visto l'anno scorso che strada facendo abbiamo preso giocatori importanti come Carpani, Fall e Njambe. Il punto è non spendere mai più del massimo possibile, darsi un limite».

Insomma, se non si riesce ad andare in C neanche quest'anno...

«Ci si riproverà l'anno prossimo. Parola di presidente».