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di Jacopo Forcella

TERAMO. Si alza ulteriormente il livello dello scontro sulla gara del Comune di Teramo per l’affidamento in concessione del servizio di ripristino post-incidente, relativo alla pulizia delle strade e al reintegro delle matrici ambientali eventualmente compromesse.
Una societàl, attraverso i propri legali ha trasmesso a Palazzo di città una formale diffida, chiedendo l’annullamento in autotutela dell’intera procedura entro dieci giorni. L’atto è stato indirizzato, tra gli altri, al sindaco Gianguido D’Alberto, all’assessore Marco Di Marcantonio, al responsabile unico del progetto, al segretario generale e ai dirigenti comunali competenti.
Secondo quanto si apprende nella diffida, dopo la riorganizzazione della macrostruttura comunale entrata in vigore il primo luglio 2025, il funzionario sarebbe stato ricollocato nella qualifica di funzionario di Elevata qualificazione, perdendo ogni funzione dirigenziale.
Nonostante ciò, sempre secondo la ricostruzione della società, avrebbe successivamente sottoscritto in qualità di dirigente alcuni degli atti fondamentali della gara: dalla determinazione di indizione della procedura alla nomina del responsabile unico del progetto. Lo stesso funzionario sarebbe stato inoltre inserito come membro esperto della commissione giudicatrice.
La diffida richiama anche la deliberazione della Giunta comunale del 9 luglio 2026, nella quale l’affidamento di funzioni dirigenziali a funzionari di categoria D viene definito, nel testo citato dai legali, «contrario alla legge». Pochi giorni dopo, il 17 luglio, il Comune ha comunque adottato la determinazione di aggiudicazione definitiva, firmata dal dirigente di settore e fondata sugli atti precedenti.
Per i legali della società, la procedura sarebbe quindi affetta da «vizi di legittimità radicali e insanabili». La presunta nullità degli atti iniziali, si legge nella contestazione, si trasferirebbe anche ai successivi provvedimenti, compresa l’aggiudicazione definitiva, senza poter essere sanata dalla firma di un dirigente di ruolo.
Un secondo fronte riguarda la competenza amministrativa. Secondo la società, il servizio di ripristino post-incidente rientrerebbe nell’Area Lavori pubblici, alla quale sono attribuite le funzioni in materia di viabilità, trasporti e manutenzione. La fase finale della procedura sarebbe stata invece gestita dall’Area Attività produttive, circostanza ritenuta illegittima dai legali.
Viene inoltre contestato un presunto cumulo di funzioni: un dipendente comunale sarebbe stato prima estensore e istruttore dell’atto e successivamente nominato responsabile unico del progetto, mentre il funzionario avrebbe ricoperto contemporaneamente il ruolo di dirigente e componente esperto della commissione.
La società chiede dunque al Comune di annullare tutti gli atti, compresa l’aggiudicazione, e di valutare il riavvio della procedura sotto la responsabilità dell’Area Lavori pubblici, procedendo anche a una nuova determinazione del valore della concessione. La richiesta viene motivata anche con il fatto che il contratto non sarebbe stato ancora stipulato e che l’amministrazione potrebbe quindi intervenire in autotutela senza costi.
Il termine indicato è di dieci giorni. Trascorso inutilmente, la società annuncia il ricorso al Tribunale amministrativo regionale e si riserva ulteriori iniziative, comprese eventuali segnalazioni alla Procura regionale della Corte dei conti e agli organi di controllo per possibili profili di responsabilità erariale e disciplinare.
Ora la parola passa al Comune di Teramo, chiamato a valutare le contestazioni e a decidere se confermare l’aggiudicazione o intervenire in autotutela su una procedura che rischia di trasferirsi rapidamente dalle stanze di Palazzo di città alle aule della giustizia amministrativa.