Calcio
Teramo, esperienza e leadership per la difesa: ufficiale Simone De Santis
di Jacopo Forcella

TERAMO. C’è qualcosa di abruzzese nella vita calcistica di Sandro Tonali. Il centrocampista della nazionale italiana che il Tottenham ha pagato ben 115 milioni di euro al Newcastle Utd. Una cifra record mai versata per un giocatore da una squadra di club. Sandro Tonali, 26 anni, è nato a Lodi e con il calcio ha iniziato da piccolissimo, a sette anni.
Ma cosa c’entra l’Abruzzo in questa storia? C’entra, c’entra. Era il 2012, Tonali aveva 12 anni e militava nelle giovanili del Piacenza. A Brescia, nel frattempo, l’allora presidente Corioni si era affidato ad alcuni abruzzesi di Giulianova per riportare la squadra in Serie A. I due erano: il direttore sportivo Andrea Iaconi, che aveva lasciato il Pescara, e Stefano Cordone, giovanissimo osservatore, che ricopriva il ruolo di responsabile dell’area scouting. Cosa successe un giorno? «Mi chiamò Sergio Volpi, ex centrocampista della Sampdoria. Mi segnalò tre ragazzi giovanissimi del Piacenza che, in quel momento, stava fallendo». Racconta Stefano Cordone. «Andai io di persona e ne vidi tre che non erano male. Anzi, uno si vedeva che era un profilo molto interessante. Lo prendemmo subito, aveva 12 anni».
Una scommessa ragionata verrebbe da dire? «Aveva talento. Si vedeva. C’era un problema: il Brescia non aveva i pulmini per il settore giovanile e Sandro abitava a Lodi. Ricordo che la mamma, tutti i giorni, faceva da Lodi a Brescia per portare il figlio ad allenarsi con noi. Un vero sacrificio». Com’era quel settore giovanile? «Direi non male. Insieme a Tonali avevamo preso tre fratellini del sud: Sebastiano, Pio e Salvatore. Il cognome? Esposito. Mica male!» Si ricorda l’esordio in prima squadra di Tonali? «Certo. Era il 2017, a Bari».
Nel frattempo la società del Brescia aveva cambiato proprietà. «Si. Corioni aveva mollato ed aveva venduto la società a Cellino. Gli fu fatto il primo contratto da giocatore professionista».
Il 2018 l’anno della svolta per Tonali ma anche per lei? «Diciamo di sì. Andrea (Iaconi ndr) lasciò l’incarico di Direttore Sportivo e Cellino scelse me. Diciamo che sono stato fortunato perché quell’anno vincemmo il campionato e tornammo in Serie A. Una bella soddisfazione. Tonali resta ancora nel Brescia e si mette subito in luce tanto è vero che viene convocato in Nazionale».
Da quel momento Tonali è diventato “Tonali”, giusto? «Direi di sì. Lo notò il Milan. Lo voleva a tutti i costi. Andai io a fare la trattativa: prestito oneroso di 10 milioni di euro con riscatto a 15 più i bonus che prevedevano: 2 milioni di euro per 5 anni in caso di Champion’s League e 1 milione in Europa League. Il contratto fu firmato a casa mia».
Poi Stefano Cordone esce dalla vita di Tonali? «No, non è così, ci siamo sentiti spesso. Lui è riconoscente nei miei confronti. Quando c’è stata la disavventura della squalifica di due anni fa mi chiamava spesso e lo facevo anche io per sapere come stava. È stata dura per lui ma il suo valore tecnico è indiscutibile». Adesso è arrivato il Tottenham. Li vale tutti quei soldi? «Assolutamente sì. Di Tonali, in Italia, in questo momento non ne vedo. Non ci sono centrocampisti di quella qualità. È il nostro problema principale». Qualcosa si può dire che lei ha lasciato anche al Brescia. È così? «Per le regole che ci sono, visto che il settore giovanile dal quale proviene è quello del Brescia, la società incassa il 5% della vendita, circa 6 milioni di euro. Mica male».
Adesso perché lei è uscito dal mondo del calcio? «Perché sono tornato a casa a Giulianova. C’è la famiglia, mia mamma, la sorella e i nipoti. Poi papà non c’è mai, è sempre a Milano per lavoro. Io ho trovato lavoro qui ma il calcio mica l’ho abbandonato. Ancora me ne occupo».
A proposito, il papà che vive a Milano è uno dei manager della sanità più importanti al mondo. Si tratta di Angelo Cordone, Direttore Generale dell’Istituto “Besta" di Milano, una delle eccellenze mondiali della sanità italiana. Mica male!