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Il caso

Sanità, record amaro a Teramo: 1.200 giorni per un ecocolordoppler alle carotidi

Appuntamento fissato al 27 novembre 2029: oltre tre anni di attesa per un esame importante nella prevenzione delle patologie cerebrovascolari. La sanità pubblica tocca un nuovo limite.

Attese da incubo a Teramo (Foto di repertorio)
Attese da incubo a Teramo (Foto di repertorio)
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Commossi. Sì, ma di quella commozione amara che nasce quando un numero riesce a raccontare, meglio di qualsiasi discorso, lo stato reale della sanità pubblica. Tre anni, tre mesi e dodici giorni. Circa 1.200 giorni. Trententanove mesi. La data consegnata a un cittadino dalla Asl di Teramo per effettuare un ecocolordoppler dei tronchi sovraortici, le carotidi, è il 27 novembre 2029. Avete letto bene: 2029.

Ma come è possibile?

Un'attesa che sembra quasi una provocazione se confrontata con l'articolo 32 della Costituzione italiana, quello che tutela la salute come «fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività». L'esame richiesto non è un capriccio né un controllo puramente formale. L'ecocolordoppler dei tronchi sovraortici è un esame non invasivo utilizzato per studiare carotidi e arterie vertebrali, verificare la presenza di placche aterosclerotiche o stenosi e valutare il flusso sanguigno diretto al cervello. Un accertamento che può assumere un ruolo importante nella prevenzione e nella valutazione del rischio cerebrovascolare. Eppure il calendario della sanità pubblica teramana sembra avere smarrito il significato stesso della parola prevenzione.

Il paradosso

Il paradosso è evidente: chi può permetterselo cercherà probabilmente una struttura privata e pagherà di tasca propria. Chi invece non dispone delle risorse economiche necessarie dovrà aspettare, cercare un'alternativa nel sistema pubblico oppure affidarsi alla speranza che nel frattempo nulla accada. Altro che universalità delle cure. In Giappone sono diventati celebri i casi di aziende ferroviarie chiamate pubblicamente a scusarsi anche per ritardi minimi. Qui non parliamo di secondi o minuti. Parliamo di 1.200 giorni per una prestazione sanitaria. E mentre si discute di nuovi ospedali, di centinaia di milioni di euro, di finanziamenti, mutui, edifici e grandi progetti, resta una domanda molto più semplice: che cosa metteremo dentro quei nuovi ospedali se oggi non riusciamo a garantire una visita o un esame in tempi compatibili con il diritto alla salute? Il contenitore è importante. Ma senza personale, organizzazione, diagnostica accessibile e liste d'attesa sostenibili rischia di diventare soltanto una bellissima scatola. Il 27 novembre 2029 è molto più di una data stampata su una prenotazione. È la fotografia di un sistema che, almeno in questo caso, chiede al cittadino una cosa incompatibile con la medicina preventiva: aspettare oltre tre anni. Complimenti, dunque. Oggi abbiamo battuto un altro record. Peccato che sia uno di quelli che nessuna sanità pubblica dovrebbe mai festeggiare.