La tragedia
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di Giancarlo Falconi

TERAMO. Nel celebre racconto di Luis Sepúlveda, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, si narrava di solidarietà e responsabilità. Ma sulla costa di Roseto degli Abruzzi, la realtà sembra raccontare tutt’altra storia.
Da settembre, lungo la spiaggia, un pedalò abbandonato galleggia e sosta indisturbato, ben riconoscibile per nome e stabilimento di appartenenza. Un relitto stagionale che, invece di essere rimosso, è diventato parte del paesaggio.
Non è l’unico segnale di incuria: sacchetti con deiezioni canine continuano a “decorare” la battigia, mentre alcuni ombrelloni mai chiusi del tutto rilasciano filamenti e frammenti di plastica, alimentando il problema delle microplastiche già presente nel nostro mare. Eppure questa volta l’attenzione non si concentra sui rifiuti sparsi o sugli arredi balneari dimenticati.
L'assenza delle istituzioni
L’interrogativo è più semplice e diretto: possibile che da mesi nessuno intervenga per rimuovere un’imbarcazione lasciata alla deriva, con tanto di indicazione dello stabilimento di provenienza?
I cittadini segnalano, osservano, documentano. Ma dall’Amministrazione Nugnes non arrivano risposte visibili. Intanto il pedalò resta lì, sospeso tra sabbia e acqua, mentre i gabbiani lo utilizzano come piattaforma di sosta.
Non serve un gatto che insegni a volare: basterebbe un intervento concreto. La spiaggia non può trasformarsi in un deposito permanente sotto lo sguardo silenzioso delle istituzioni. Chi deve intervenire lo faccia. Prima che l’indifferenza diventi l’unico vero padrone del litorale.