L'aggressione
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di Giancarlo Falconi

TERAMO. Una vasta operazione dei carabinieri nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo ha portato a misura cautelare in carcere per 15 persone.
L’azione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, è stata eseguita nei confronti di persone gravemente indiziate di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra. Le misure emesse dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica si collocano nell’ambito di un'articolata indagine che ha ricostruito la faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele nelle Preserre vibonesi.
L’operazione ha coinvolto i militari del Comando provinciale di Vibo Valentia, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria” e dall’8° Nucleo Elicotteri. L’esecuzione delle misure cautelari ha interessato otto province e ha visto la collaborazione di numerosi reparti specializzati, a testimonianza della complessità e della portata dell’indagine.
Le accuse
Le 15 persone sono accusate di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione e porto illegale di armi.
Cinque di loro risultavano già detenute. L’indagine ha permesso di ricostruire, in fase preliminare, la responsabilità di mandanti e autori di due omicidi avvenuti nel contesto della faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele, entrambe attive nella zona dell’Ariola.
L'omicidio di Zupo
Tra i fatti più gravi risulta l’omicidio di Antonino Zupo, affiliato alla ‘ndrina Emanuele, avvenuto il 22 settembre 2012. Inoltre, risale al 25 ottobre 2012 il tentato omicidio di Domenico Tassone,legato alla stessa cosca. In quell'episodio perse la vita, per errore, Filippo Ceravolo, estraneo agli ambienti criminali. Le indagini hanno fatto luce anche su due tentati omicidi ai danni di Antonio Zupo, successivamente assassinato.
La faida tra clan
L’attività investigativa ha consentito di delineare il tentativo della ‘ndrina Loielo di riconquistare il controllo criminale delle Preserre vibonesi, territorio in cui, dal 2002, la famiglia Emanuele aveva assunto un ruolo dominante a seguito dell’omicidio di Giuseppe e Vincenzo Loielo, esponenti della consorteria rivale. La ricostruzione degli eventi ha evidenziato come la lotta per l’egemonia abbia generato una lunga scia di reati violenti e intimidazioni.
Estorsioni e minacce agli imprenditori
Si aggiunge inoltre l' estorsione aggravata dal metodo mafioso perpetrata da un esponente della ‘ndrina Loielo ai danni di un imprenditore locale, costretto a versare 20mila euro e ulteriori somme mensili non precisate. Inoltre, è stata ricostruita una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso da parte di 3 affiliati alla ‘ndrina Emanuele nei confronti di una ditta edile impegnata in lavori pubblici a Sorianello (Vibo Valentia).
Armi sequestrate
Durante le indagini, i Carabinieri hanno sequestrato 5 pistole e 7 fucili, tra cui un AK-47 Kalashnikov. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato disposto un decreto di perquisizione locale e personale nei confronti di altri soggetti ritenuti vicini alla struttura di ‘ndrangheta oggetto dell’indagine.
Indagini ancora in corso
L’intera attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, si è sviluppata attraverso complesse attività tecniche e riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità dovranno essere accertate nel successivo confronto processuale tra accusa e difesa.