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Il caso

Quando lo sport resta senza casa: l’appello di Luigi, giovane rugbista di Teramo

Senza un campo dove correre anche lo spirito più forte rischia di restare fermo in panchina

Quando lo sport resta senza casa: l’appello di Luigi, giovane rugbista di Teramo
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. “Un gruppo molto unito. Ci aiutiamo a vicenda e ci proteggiamo. Ci rispettiamo e rispettiamo il nostro avversario. Giochiamo e cresciamo.” Non sono parole studiate a tavolino, né uno slogan da campagna sportiva. Sono le parole spontanee, raccolte quasi fuori onda, di un ragazzo che ama semplicemente giocare a rugby.

Succede a Teramo, al campo del Petrut, nello stadio comunale che per anni è stato il tempio del Calcio aprutino. Ma quel campo oggi rischia di diventare un ricordo. I lavori annunciati sull’impianto – interventi attesi e necessari – stanno per partire e porteranno con sé una conseguenza inevitabile: lo spostamento delle squadre di rugby.

La domanda però resta sospesa, come un pallone lanciato in touche: dove giocheranno ora quei ragazzi e quelle ragazze?

Al momento non c’è una risposta chiara. Doveva esserci una determina, un atto amministrativo capace di indicare una nuova casa sportiva per la società e per i giovani atleti. Una firma che però, almeno finora, non è arrivata. Il documento resta fermo, incompleto, mentre il tempo scorre e l’incertezza cresce.

Nel frattempo chi paga il prezzo più alto sono proprio loro, i più giovani. Ragazzi che nello sport hanno trovato amicizia, disciplina e rispetto.

Tra loro c’è Luigi Matteucci, studente delle scuole medie e rugbista, che ha deciso di rompere il silenzio con un appello diretto al sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto. Non è un discorso politico, né una polemica sterile. È la richiesta semplice e concreta di chi vuole continuare a fare sport nella propria città.

Il rugby, si sa, insegna a cadere e a rialzarsi insieme. Ma senza un campo dove correre, anche lo spirito più forte rischia di restare fermo in panchina.

Ora la palla passa al Comune. E Teramo aspetta di capire se quei giovani rugbisti potranno ancora andare in meta, oppure se saranno costretti a cercare altrove un campo dove crescere.