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Il caso

Giulianova, tensione al pronto soccorso: medico minacciato da un genitore, evitata l’aggressione grazie a un’infermiera

L'intervento tempestivo ha impedito che la lite si trasformasse in vera e propria violenza

Il pronto soccorso di Giulianova
Il pronto soccorso di Giulianova
di Giancarlo Falconi
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GIULIANOVA. Momenti di forte tensione al pronto soccorso dell’ospedale Maria SS. dello Splendore di Giulianova: un medico è stato minacciato da un genitore durante una visita al figlio minorenne. L’episodio si è verificato mentre la dottoressa stava disponendo ulteriori accertamenti diagnostici per il giovane paziente.

Cosa è successo

Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe reagito con rabbia alla decisione sanitaria, iniziando a insultare la dottoressa con parole pesanti e avvicinandosi fino a sfiorare il contatto fisico. Avrebbe anche scattato delle fotografie. A evitare che la situazione degenerasse è stato il pronto intervento di un’infermiera del triage che, con grande sangue freddo, si è frapposta tra il medico e l’uomo facendo da scudo.

Pochi istanti dopo sono intervenuti gli addetti alla sicurezza e una pattuglia dei Carabinieri di Giulianova, che hanno identificato il responsabile dell’episodio. L’intervento tempestivo ha impedito che la lite si trasformasse in un’aggressione vera e propria.

Verso la querela

Nonostante le difficoltà legate alla carenza di personale e alla necessità di maggiori investimenti, il pronto soccorso di Giulianova continua a rappresentare un punto di riferimento fondamentale per l’intero ospedale. Episodi come questo, però, alimentano tra gli operatori sanitari la sensazione di lavorare in un contesto sempre più teso, dove il rischio di violenze è costante.

La dottoressa coinvolta, contattata telefonicamente, ha annunciato l’intenzione di presentare formale querela contro l’uomo, dichiarandosi ancora scossa per l’odio e la mancanza di rispetto dimostrati.

Il fenomeno

Il caso riaccende l’attenzione su un fenomeno purtroppo in crescita: nel 2025 in Italia si sono registrati quasi 18 mila episodi di aggressione ai danni del personale sanitario e sociosanitario, con oltre 23 mila operatori coinvolti. Numeri che confermano come investire nella sicurezza negli ospedali sia ormai una necessità non più rinviabile.

La nota dell'Ugl

“Come UGL Salute – dichiara Matteucci– ribadiamo con forza che chi lavora nella sanità non può svolgere il proprio servizio con la paura di essere aggredito. È necessario rafforzare concretamente le misure di sicurezza nelle strutture sanitarie, garantendo presidi di vigilanza adeguati e strumenti di prevenzione efficaci”.

Allo stesso tempo diventa fondamentale migliorare e potenziare la rete delle cure, per evitare che la pressione sui pronto soccorso e le difficoltà del sistema sanitario finiscano per scaricarsi sugli operatori che, con professionalità e senso del dovere, cercano ogni giorno di assicurare un’assistenza equa a tutta la popolazione.

La sicurezza degli operatori sanitari deve diventare una priorità assoluta: chi cura e salva vite non può e non deve essere lasciato solo conclude Matteucci.