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Il caso

Liceo Curie, tre presidenti della Provincia indagati. Ferati attacca la politica degli annunci: «Voglio vedere i risultati»

L’indagine giudiziaria dovrà chiarire le contestazioni, e per tutti vale la presunzione di innocenza

Ferati
Ferati
di Tito Di Persio
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GIULIANOVA. Tre presidenti della Provincia di Teramo e cinque dirigenti ed ex dirigenti risultano indagati nell’inchiesta sul liceo “Marie Curie” di Giulianova, e il caso diventa una questione politica. A portarlo sul piano politico è Abdil Ferati, ex rappresentante degli studenti dell’istituto Peano-Rosa di Nereto, che chiama in causa la classe dirigente provinciale.

Inchiesta liceo Curie, il caso politico

L’indagine giudiziaria dovrà chiarire le contestazioni, e per tutti vale la presunzione di innocenza; Ferati, però, sposta il discorso sulla politica. Non è più soltanto una questione che riguarda Giulianova, Teramo o Nereto, sostiene: riguarda il rapporto tra politica, istituzioni e cittadini, perché la sicurezza scolastica non è un semplice problema burocratico ma la responsabilità di garantire ambienti adeguati a chi ogni mattina entra in una scuola per studiare, insegnare e lavorare.

Edilizia scolastica e fondi pubblici

L’inchiesta, per Ferati, riporta alla luce una domanda scomoda: quanto è efficiente il sistema con cui si amministrano le risorse per l’edilizia scolastica?

«Tre presidenti coinvolti nell’inchiesta, milioni di euro annunciati e ancora troppe domande senza risposta. Non voglio sentire altre giustificazioni: voglio vedere i risultati», dichiara Abdil Ferati.

L’affondo è sulla politica degli annunci: «Siamo arrivati al punto in cui ogni finanziamento diventa un comunicato stampa, ogni progetto un’occasione per una fotografia e ogni intervento annunciato una promessa da raccontare ai cittadini».

E ancora: «I fondi stanziati dal Governo non sono proprietà dei presidenti, dei partiti o delle amministrazioni provinciali. Sono risorse pubbliche».

Per Ferati non basta dire che i soldi sono arrivati: «Bisogna dimostrare quanti sono stati effettivamente utilizzati, per quali interventi, con quali tempi e con quali risultati».

Una critica che investe la capacità di programmazione delle istituzioni, senza confondere i finanziamenti stanziati con quelli effettivamente assegnati, impegnati e spesi.

Ferati, le critiche a Camillo D’Angelo

Nel mirino finisce il presidente della Provincia Camillo D’Angelo: «Presidente, non basta amministrare un ente e rappresentarlo nelle occasioni ufficiali. La vera capacità di governo si misura quando bisogna affrontare i problemi, assumere decisioni difficili e rendere conto ai cittadini».

E ancora: «La Provincia non è un ufficio di propaganda. È un’istituzione che deve garantire risposte».

Scuole di Nereto, richiesta di verifiche

Poi il richiamo al territorio che conosce da ex rappresentante degli studenti: «Vorrei vedere il presidente della Provincia interessarsi concretamente anche a Nereto. Vorrei una verifica approfondita delle condizioni degli edifici scolastici, una pubblicazione trasparente dei dati e un confronto con chi frequenta quotidianamente questi istituti».

Precisando però: «Non sto sostenendo che le scuole di Nereto abbiano le medesime criticità del Curie. Sto chiedendo che la sicurezza venga dimostrata attraverso documenti e controlli, non attraverso dichiarazioni rassicuranti».

E la frase destinata a far discutere: «Gli studenti non devono essere cittadini di serie B soltanto perché frequentano una scuola lontana dai riflettori della politica provinciale».

Sicurezza scolastica e trasparenza

La questione, osserva, supera i confini abruzzesi: servono rendicontazioni accessibili, cronoprogrammi verificabili, controlli indipendenti e comunicazioni comprensibili alle famiglie, e non si può attendere un’inchiesta per chiedere alle istituzioni di rendere conto.

Abdil Ferati lancia quindi un appello a studenti, ex studenti, genitori, insegnanti, dirigenti e personale scolastico perché intervengano nel dibattito: «Vorrei che questa discussione non fosse monopolizzata dai partiti. Vorrei che parlassero le famiglie, gli studenti e gli insegnanti».

E mette un paletto: «Non voglio accuse gratuite, non voglio processi sui social e non voglio condanne preventive. Voglio trasparenza, documenti e responsabilità».

Alla Provincia la richiesta di un rendiconto

La chiusura è un affondo: «Al presidente attuale chiedo di non limitarsi a difendere l’operato dell’ente: apra un confronto, pubblichi i dati e faccia verificare le condizioni degli istituti provinciali».

Poi: «Le scuole non sono proprietà dei politici. I soldi pubblici non sono un patrimonio elettorale. Gli studenti non sono comparse».

La domanda che resta aperta: la Provincia di Teramo è pronta a pubblicare un rendiconto completo dei finanziamenti ricevuti, dei soldi spesi, dei lavori realizzati e degli interventi ancora da completare?