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Legge elettorale, Azione alza il muro: «Il collegio unico cancella i territori e spopola le aree interne»

Presenti con il segretario regionale Giulio Sottanelli il presidente regionale Raffaele Bonanni, il vicesegretario regionale Giuseppe Di Pangrazio e il capogruppo in Consiglio regionale Enio Pavone

Legge elettorale, Azione alza il muro: «Il collegio unico cancella i territori e spopola le aree interne»
di Tito Di Persio
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Azione dice no alla riforma della legge elettorale regionale. E il no non riguarda soltanto la proposta della maggioranza, ma anche quelle depositate dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle. Il partito guidato in Abruzzo dal segretario regionale e deputato Giulio Sottanelli ha messo nero su bianco la propria contrarietà, sostenendo che l’attuale sistema garantisca una rappresentanza territoriale che rischierebbe invece di essere cancellata dall’introduzione del collegio unico.

La posizione è stata illustrata questa mattina, 7 settembre, nella Sala Ignazio Silone del Consiglio regionale dell’Aquila, nella prima iniziativa politica di Azione dopo la pausa estiva. Accanto a Sottanelli erano presenti il presidente regionale Raffaele Bonanni, il vicesegretario regionale Giuseppe Di Pangrazio e il capogruppo in Consiglio regionale Enio Pavone. Con loro anche il capogruppo di Azione al Consiglio comunale dell’Aquila Fabio Frullo e il referente Under-30 della Provincia dell’Aquila Jonatan Shahini.

«Siamo contrari alla proposta della maggioranza e siamo contrari anche alle altre proposte di legge depositate», ha ribadito Sottanelli. Per il segretario regionale non ci sarebbe infatti la necessità di intervenire su un sistema che, a suo giudizio, garantisce chiarezza e rappresentanza: «Con la legge vigente, la sera dello scrutinio si sa con certezza chi è il presidente della Regione e si sa con certezza chi sono i consiglieri eletti nelle quattro circoscrizioni provinciali».

Il punto centrale della contestazione riguarda proprio il rapporto tra eletti e territori. «L’Abruzzo non è un territorio omogeneo», ha sottolineato Sottanelli, ricordando le differenze tra costa, fascia collinare e aree interne. Realtà diverse, secondo Azione, che devono poter trovare una rappresentanza diretta all’interno dell’Assemblea regionale. Il capogruppo Enio Pavone ha invece spostato l’attenzione sulle priorità economiche della regione. «Siamo quasi in fondo al confronto con le altre regioni per reddito medio degli abruzzesi», ha evidenziato, sostenendo che il Consiglio regionale dovrebbe concentrare le proprie energie su crescita, lavoro e competitività. «Servono opportunità per i giovani, sostegno alle start-up e alle imprese, condizioni perché l’Abruzzo torni a crescere», ha aggiunto.

Ma è Giuseppe Di Pangrazio a entrare nel merito degli effetti che, secondo Azione, potrebbe produrre il nuovo sistema. Il rischio, sostiene, è che collegio unico e tre preferenze finiscano per favorire i grandi centri urbani e le strutture politiche più organizzate, penalizzando i piccoli Comuni. «L’Abruzzo è fatto di 305 Comuni: soltanto una ventina supera i 15 mila abitanti, tutti gli altri stanno sotto quella soglia», ha ricordato Di Pangrazio. Da qui l'allarme: «Collegio unico e tre preferenze insieme sono una miscela esplosiva».

Secondo il vicesegretario regionale, il nuovo meccanismo potrebbe concentrare la capacità di eleggere i consiglieri nelle aree maggiormente popolate, lasciando progressivamente senza voce i centri più piccoli.Una dinamica che, nella lettura di Azione, si inserirebbe in un processo di progressivo indebolimento della rappresentanza territoriale iniziato oltre un decennio fa. Di Pangrazio richiama il ridimensionamento delle Province, la cancellazione delle Comunità montane e ora il possibile superamento delle circoscrizioni provinciali.«Se si spezza il legame tra consigliere e territorio – sostiene – i piccoli Comuni delle aree interne rischiano la desertificazione nel giro di vent’anni».

Un fenomeno che, secondo Azione, non avrebbe soltanto conseguenze demografiche, ma finirebbe per mettere a rischio anche quel patrimonio ambientale, archeologico e culturale che rappresenta una delle risorse dell’Abruzzo turistico.Di Pangrazio ha quindi richiamato anche il confronto con le altre Regioni, sottolineando come il collegio unico sia stato adottato, tra le Regioni a statuto ordinario, da realtà demograficamente molto più piccole come Umbria e Molise. «L’Abruzzo ha oltre un milione e duecentomila abitanti su più di diecimila chilometri quadrati. Non è la stessa cosa», ha osservato.

Raffaele Bonanni ha infine puntato il dito contro quella che considera una contraddizione della riforma. Collegio unico e tripla preferenza vengono presentati come strumenti per superare i campanilismi e aumentare la rappresentatività, ma per il presidente regionale di Azione potrebbero produrre esattamente l’effetto contrario.

«Tra il mare e la montagna, in Abruzzo, c’è un divario che le istituzioni dovrebbero colmare», ha affermato Bonanni. Il timore è che il nuovo sistema finisca invece per rafforzare ulteriormente il peso della costa, marginalizzando campagne, montagne e aree interne. E proprio sul cosiddetto campanilismo Bonanni rovescia la prospettiva: «Io lo considero un fatto positivo: le rappresentanze si esprimono per campanile, poi tocca alla politica fare la sintesi. Se togliamo il campanile, non resta niente da sintetizzare».

Azione annuncia così una battaglia politica che non si fermerà ai palazzi regionali. «Andremo nelle zone interne a spiegare, comune per comune, quale danno rischiano di subire», ha concluso Bonanni. La discussione sulla nuova legge elettorale entra dunque nel vivo, con il fronte del no che promette di trasformare il tema della rappresentanza territoriale in uno dei principali terreni di confronto politico dei prossimi mesi.