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Sanità

118, la denuncia di Pepe: «Teramo resta senza ambulanze con medico a bordo»

Il consigliere regionale: «A fronte delle 18 ambulanze con medico a bordo previste complessivamente in Abruzzo, nessuna assegnazioni a Teramo»

Dino Pepe
Dino Pepe
di Tito Di Persio
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TERAMO. La nuova riorganizzazione regionale della rete 118 apre un fronte politico e sanitario sulla provincia di Teramo. A sollevarlo è il consigliere regionale Dino Pepe, che denuncia quello che definisce un forte squilibrio nella distribuzione delle postazioni medicalizzate e dei mezzi di soccorso avanzato

«Circa 300mila cittadini teramani vengono penalizzati – sostiene Pepe –. A fronte delle 18 ambulanze con medico a bordo previste complessivamente in Abruzzo, a Teramo ne vengono assegnate zero».

Secondo il consigliere regionale, il problema emerge dal confronto tra il fabbisogno teorico calcolato sulla base dei parametri AGENAS e del Decreto ministeriale 70 del 2015 e quanto effettivamente previsto dal nuovo documento di riorganizzazione. La provincia di Teramo, a fronte di un fabbisogno stimato in sei postazioni medicalizzate, ne vedrebbe assegnate soltanto due, con un saldo negativo di quattro.

Situazione opposta nelle altre province: L’Aquila passerebbe da un fabbisogno di 12 postazioni a 14 assegnate, Chieti da 7 a 9 e Pescara da 5 a 7. È proprio questo squilibrio a spingere Pepe a parlare di una «discriminazione territoriale senza precedenti».

Il consigliere sostiene che l'apparente equilibrio complessivo regionale – 32 postazioni programmate a fronte di un fabbisogno teorico di circa 29-30 – sarebbe ottenuto attraverso una compensazione che finirebbe per scaricare il peso della riorganizzazione soprattutto sul Teramano. Una situazione che, secondo Pepe, diventa ancora più delicata considerando la conformazione del territorio provinciale e il numero degli interventi effettuati ogni anno.

Il 118 teramano gestisce infatti circa 27mila interventi annuali, su un territorio che comprende la costa, la Val Vibrata, la fascia collinare e una vasta area interna e montana, fino al Gran Sasso. La copertura medica dell'intera provincia verrebbe affidata a due sole automediche operative 24 ore su 24, una a Teramo e una a Giulianova. Un modello che, secondo il consigliere regionale, rischia di creare scoperture nel momento in cui le due vetture siano contemporaneamente impegnate. «Basta un intervento simultaneo o un soccorso prolungato in montagna – osserva Pepe – per azzerare la presenza medica sull'intera provincia».

A questo si aggiunge la demedicalizzazione di diverse ambulanze territoriali, che diventerebbero postazioni a carattere infermieristico. Tra le località indicate nel documento vengono citate Montorio al Vomano, Torricella Sicura, Sant'Egidio alla Vibrata, Notaresco, Roseto degli Abruzzi e Alba Adriatica. Secondo Pepe, la trasformazione comporterebbe una riduzione della presenza medica diretta proprio in alcuni snodi strategici della provincia.

Il consigliere regionale, pur riconoscendo il lavoro svolto quotidianamente dagli operatori del 118, chiede quindi alla Regione un cambio di rotta. «Non accettiamo che la salute dei cittadini teramani venga considerata di serie B o sacrificata per far quadrare i conti di un bilancio regionale che redistribuisce le risorse in modo iniquo», afferma.

Le richieste avanzate sono precise: il riequilibrio della programmazione con il recupero delle quattro postazioni medicalizzate mancanti rispetto al fabbisogno indicato dai parametri AGENAS e dal decreto ministeriale, l'assegnazione anche a Teramo di ambulanze con medico a bordo e un potenziamento complessivo della rete pubblica di soccorso avanzato.

La questione, dunque, non riguarda soltanto il numero dei mezzi disponibili, ma il modello stesso con cui la Regione intende organizzare il soccorso sul territorio. Per Pepe, la sfida è garantire che la distanza dai grandi centri e la complessità geografica della provincia non si traducano in una diversa possibilità di accesso a un intervento medico tempestivo.