Abruzzo Daily

Logo
Logo
Fa discutere

Femminicidio, la consigliera Marroni replica a Vannacci: «Chieda scusa alle vittime e alle famiglie»

La polemica scaturita dalle recenti dichiarazioni dell'europarlamentare Roberto Vannacci

La consigliera e l'europarlamentare
La consigliera e l'europarlamentare
di Giancarlo Falconi
2 MINUTI DI LETTURA

La polemica scaturita dalle recenti dichiarazioni dell'europarlamentare Roberto Vannacci, secondo il quale il femminicidio "non esiste", arriva anche nel dibattito politico teramano. A intervenire è la consigliera comunale di Teramo Maria Cristina Marroni, che affida a una riflessione articolata la propria posizione sul tema, sottolineando come il termine femminicidio rappresenti uno strumento indispensabile per comprendere e affrontare una specifica forma di violenza contro le donne.

Secondo Marroni, il concetto di femminicidio non attribuisce un valore diverso alla morte di una donna rispetto a quella di un uomo, ma identifica una particolare dinamica di violenza che affonda le proprie radici in rapporti di dominio, possesso e negazione della libertà femminile. Una categoria interpretativa riconosciuta in ambito sociologico, criminologico e giuridico a livello internazionale.

Nel suo intervento, la consigliera richiama il lungo percorso storico e culturale che ha portato al riconoscimento dei diritti delle donne, citando figure come Sofocle, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf e Simone de Beauvoir. Un cammino che, a suo avviso, dimostra come ogni conquista sociale sia passata anche attraverso l'evoluzione del linguaggio e della coscienza collettiva.

Marroni richiama inoltre il pensiero del filosofo Ludwig Wittgenstein, secondo cui "i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo", sostenendo che dare un nome a un fenomeno significa renderlo visibile e affrontabile. In questa prospettiva, il termine femminicidio rappresenterebbe uno strumento di conoscenza prima ancora che una definizione normativa.

Nel testo trova spazio anche un riferimento alla letteratura italiana, da Giovanni Verga a Luigi Pirandello, fino a Elsa Morante e Natalia Ginzburg, autori che hanno raccontato, con differenti sensibilità, la condizione femminile e le forme di subordinazione presenti nella società.

Per la consigliera comunale, negare l'esistenza del femminicidio significa ignorare una consolidata elaborazione culturale e scientifica e ridurre a semplici vicende individuali episodi che spesso presentano caratteristiche ricorrenti: il rifiuto dell'autodeterminazione della donna, la difficoltà di accettarne la libertà e la trasformazione del sentimento affettivo in possesso.

Richiamando una celebre riflessione di Albert Camus, Marroni evidenzia come le parole non siano sufficienti da sole a risolvere i problemi, ma costituiscano un passaggio fondamentale per comprenderli. Da qui l'invito a concentrarsi non sulla contestazione del termine, ma sulle azioni necessarie per prevenire la violenza attraverso educazione, cultura del rispetto, sostegno alle vittime e promozione di relazioni fondate sulla reciprocità.

L'intervento si conclude con una richiesta diretta rivolta all'europarlamentare Vannacci: presentare delle scuse alle famiglie delle donne uccise e a tutti coloro che hanno vissuto le conseguenze di questi tragici episodi. Secondo Marroni, una società moderna e democratica deve avere il coraggio di riconoscere e affrontare la realtà, senza negare il significato delle parole che la descrivono.