Serie C
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di Jacopo Forcella

TERAMO. A Teramo torna al centro del dibattito la questione dell’accoglienza e del sostegno alle persone senza fissa dimora, in un contesto che evidenzia forti contraddizioni tra dichiarazioni istituzionali e condizioni reali sul territorio.
L’ultimo episodio arriva dalla scoperta, da parte dell’Amministrazione comunale, di un giaciglio di fortuna all’interno di un garage situato tra spazi pubblici e privati.
All’interno, oggetti essenziali per la sopravvivenza quotidiana: una Bibbia, una guida, disinfettante, qualche mela, calzini usati, fazzoletti umidi e vestiti. Segni evidenti di una permanenza precaria, accompagnata da un materasso improvvisato per trovare riparo dalla strada.
La vicenda riporta l’attenzione su una criticità irrisolta: l’assenza di un centro di accoglienza notturno nel capoluogo. Una mancanza che pesa ancora di più se confrontata con anni di annunci e dichiarazioni incentrate su accoglienza, rispetto e solidarietà sociale.
Non mancano inoltre segnalazioni di disagi diffusi. In città, ad esempio, si parla spesso del progetto degli “angeli notturni”, ma secondo alcune testimonianze la loro presenza non sarebbe percepita in modo concreto.
A questo si aggiunge la scomparsa dei bagni chimici in alcune zone, come Viale Bovio, con conseguenze evidenti: nei giorni scorsi una famiglia ha segnalato di aver trovato due persone in difficoltà igienica nei pressi della propria abitazione, una situazione che, secondo molti, riflette una problematica strutturale più ampia.In assenza di servizi adeguati, sono spesso gli esercenti locali a sopperire alle carenze, aprendo i propri bagni alle prime ore del mattino per offrire un minimo di supporto.
Un contributo che, secondo alcune voci critiche, non avrebbe ricevuto il giusto riconoscimento istituzionale.La questione resta aperta e solleva interrogativi sul modello di città che Teramo intende rappresentare.
Tra promesse e realtà, il tema dell’accoglienza continua a richiedere risposte concrete, in grado di garantire dignità e servizi essenziali a tutti, senza lasciare indietro le fasce più fragili della popolazione.