Soccorso
Teramo, centenaria non risponde al telefono: soccorsa in casa da Polizia, Vigili del Fuoco e 118
di Giancarlo Falconi

Le segnalazioni raccolte dall’Osservatorio sulle liste d’attesa hanno superato quota 400, restituendo un quadro sempre più preoccupante sull’accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche in Abruzzo. Tra i casi più recenti c’è quello di una donna, utente della asl di Teramo che deve sottoporsi a un’elettromiografia agli arti superiori, prescritta con priorità differibile, ma programmata soltanto per febbraio 2029.
La nuova testimonianza arriva a pochi giorni dalle dichiarazioni di Maurizio Brucchi, responsabile regionale delle liste d’attesa e direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, intervenuto per contestare la lettura dei dati Agenas sul peggioramento delle prestazioni pubbliche e sull’aumento della spesa sostenuta dai cittadini per l’intramoenia.
I numeri e le esperienze raccolte sul territorio, tuttavia, continuano a evidenziare una distanza profonda tra i tempi previsti dalle prescrizioni mediche e quelli effettivamente proposti dal sistema di prenotazione.
Il caso di Teramo
«Ho prenotato un’elettromiografia alle mani con priorità D e mi hanno dato appuntamento per febbraio 2029», racconta la paziente. «Con i problemi che ho, in tre anni potrei anche perdere l’uso delle mani». La lettera D indica una prestazione differibile. Non si tratta, quindi, di un esame considerato urgente, ma il Servizio sanitario nazionale dovrebbe comunque garantirlo entro termini precisi: 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per gli accertamenti strumentali.
Nel caso dell’elettromiografia, il tempo massimo previsto sarebbe dunque di due mesi. L’appuntamento fissato per febbraio 2029 supera invece di diversi anni il limite associato alla classe di priorità riportata sulla prescrizione. La donna riferisce di aver scritto, due giorni fa, al servizio “CUP SOS Liste d’attesa”, nella speranza di ottenere una soluzione alternativa e più vicina. Al momento della segnalazione, però, non avrebbe ancora ricevuto alcuna risposta.
L’unica possibilità immediatamente disponibile sarebbe quella di effettuare l’esame in regime di intramoenia, sostenendo personalmente il costo della prestazione. La cifra indicata sarebbe di 240 euro. «Questa volta non pagherò e non mi rivolgerò all’intramoenia», afferma la paziente con amarezza.
Il problema economico
Il caso riporta in primo piano uno degli aspetti più delicati della crisi delle liste d’attesa: la possibilità di ricevere una diagnosi in tempi accettabili rischia di dipendere sempre più dalla disponibilità economica del cittadino. Chi può permetterselo paga e anticipa l’esame; chi non dispone delle risorse necessarie è costretto ad attendere, anche quando il ritardo potrebbe comportare un peggioramento delle condizioni di salute.
La questione, dunque, non riguarda soltanto una prenotazione fissata nel 2029. Riguarda l’effettiva capacità della sanità regionale di garantire le prestazioni nei tempi prescritti e di offrire una risposta concreta ai pazienti quando quei termini vengono ignorati. Perché una priorità indicata sulla ricetta non può restare una semplice lettera, priva di conseguenze nell’organizzazione reale delle cure.