Incidente mortale
Schianto sulla Statale 16 tra Tortoreto e Alba Adriatica, motociclista perde la vita
di Giancarlo Falconi

ATRI – Dopo quasi due anni di battaglie giudiziarie, arriva la parola definitiva sulla gestione della discarica di Atri. Il Consiglio di Stato ha stabilito che dovranno essere i Comuni aderenti al Consorzio Piomba-Fino a sostenere le spese necessarie per la fase successiva alla chiusura dell’impianto, compresi gli interventi di controllo, manutenzione e messa in sicurezza del sito.La decisione conferma integralmente quanto già stabilito dal Tribunale amministrativo regionale e riconosce la legittimità della procedura avviata dal commissario straordinario del Consorzio, Alessandro Bevilacqua.
La discarica è ormai colma, non genera più ricavi e necessita di risorse per assicurare la cosiddetta gestione post mortem. Una fase particolarmente delicata, durante la quale devono essere garantiti il monitoraggio ambientale, la manutenzione dell’area e tutti gli interventi necessari a evitare rischi per il territorio e per la salute pubblica.Il Consorzio, proprietario dell’impianto, non dispone però delle risorse economiche sufficienti.
I Comuni soci, più volte sollecitati, avevano rifiutato di farsi carico delle spese, attribuendo la responsabilità alla Regione Abruzzo in ragione del commissariamento dell’ente, avvenuto circa dieci anni fa.La Regione aveva invece escluso la possibilità di sostenere costi non di propria competenza, anche per evitare di creare un precedente amministrativo che avrebbe potuto produrre conseguenze su altri impianti e consorzi del territorio.
Di fronte a questa situazione di stallo, Bevilacqua aveva deciso di bandire una gara per affidare la gestione della discarica, prevedendo che l’onere economico ricadesse sui Comuni proprietari. Una scelta fondata sul principio secondo cui gli enti locali, avendo deciso di esercitare il servizio attraverso una struttura consortile, non possono sottrarsi agli obblighi finanziari derivanti dalla gestione dell’impianto.La procedura era stata contestata dai Comuni di Atri, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Montefino, Pineto e Silvi.
Arsita era stato invece l’unico Comune socio a non opporsi alla gara.Nel ricorso gli enti avevano sostenuto che il commissario straordinario non disponesse dei poteri necessari per procedere senza il loro consenso. Avevano inoltre denunciato una presunta violazione dell’autonomia finanziaria comunale e del principio europeo secondo cui “chi inquina paga”, contestando anche l’assenza di una preventiva copertura economica.Il Consorzio, rappresentato dall’avvocato Gianluca Fera dello studio MODO Legal, aveva ribaltato questa impostazione.
La difesa aveva evidenziato che, se la normativa impone ai Comuni di garantire la gestione della discarica e gli stessi enti hanno scelto di svolgere tale funzione in forma consortile, non possono successivamente bloccare gli interventi indispensabili negando il proprio consenso e rifiutando di sostenerne i costi.Il Consiglio di Stato ha condiviso questa interpretazione, confermando che i Comuni soci sono obbligati a finanziare la gestione post mortem della discarica di Atri.
«Come commissario straordinario esprimo grande soddisfazione per una sentenza che conferma integralmente la correttezza dell’azione intrapresa dal Consorzio», ha dichiarato Alessandro Bevilacqua. «È stata una battaglia lunga, difficile e complessa, affrontata esclusivamente per difendere un principio di legalità e assicurare la continuità delle attività indispensabili alla messa in sicurezza della discarica».
La sentenza dovrebbe ora consentire al Consorzio di proseguire le attività necessarie per tutelare l’ambiente, garantire la sicurezza del sito e scongiurare ulteriori situazioni di abbandono o degrado.La vicenda, tuttavia, non si chiude completamente sul piano amministrativo e politico. Il lungo contenzioso ha infatti comportato spese legali e costi sostenuti con denaro pubblico, oltre ad aver provocato tensioni istituzionali tra i Comuni, il Consorzio e la Regione Abruzzo.
Secondo Bevilacqua, tali circostanze dovranno essere esaminate dagli organi competenti per ricostruire le ragioni che hanno determinato ritardi, maggiori oneri e una prolungata situazione di incertezza nella gestione di un sito particolarmente delicato dal punto di vista ambientale.«Non è il momento delle polemiche, ma della responsabilità», ha aggiunto il commissario. «Le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato parlano con assoluta chiarezza. Auspico che tutti gli enti coinvolti prendano atto della decisione e procedano senza ulteriori ritardi agli adempimenti previsti, evitando di gravare ancora sulle casse pubbliche e quindi sui cittadini».Nei prossimi mesi dovrà essere ricostruito anche il percorso amministrativo che ha condotto al contenzioso, per individuare eventuali responsabilità nelle decisioni che hanno prodotto costi aggiuntivi e conflitti istituzionali.Il pronunciamento dei giudici amministrativi elimina ora ogni dubbio sull’obbligo finanziario. La priorità torna a essere la sicurezza della discarica e del territorio circostante: dopo sentenze, ricorsi e contrapposizioni, per i Comuni soci è arrivato il momento di trasformare il verdetto in interventi concreti.