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La storia

“Dio è buonumore”: a Sant’Atto il parroco che trasforma il giardino in un’opera di gioia - Video

Esiste un piccolo angolo capace di sorprendere e far sorridere. La lettera che ci emoziona

Alcune creazioni nel giardino
Alcune creazioni nel giardino
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Abruzzo Daily torna dopo mesi a scrivere di Don Giovanni Rinaldi e della sua parrocchia della bellezza e del buon umore.

Un angolo di gioia

Tra biciclette colorate sospese tra gli alberi, vecchi jeans trasformati in decorazioni e un giardino che sembra raccontare la gioia di vivere, a Sant’Atto esiste un piccolo angolo capace di sorprendere e far sorridere. Un luogo che porta la firma di don Giovanni Rinaldi, parroco dal cuore missionario e dall’anima creativa, che da anni ha scelto di trasformare la parrocchia in uno spazio di bellezza, accoglienza e speranza.

"Dio è buonumore"

Per ventitré anni missionario in Brasile, don Giovanni ha riportato con sé non soltanto ricordi ed esperienze, ma soprattutto una particolare visione della vita. Un modo di guardare il mondo attraverso la luce della semplicità, dell’allegria e della capacità di cogliere il bello anche nelle difficoltà quotidiane. “Dio è buonumore”, ripeteva spesso il suo vescovo brasiliano, una frase che oggi sembra diventata il simbolo stesso del sacerdote di Sant’Atto.

Il giardino della casa parrocchiale, già noto per le originali biciclette colorate sistemate tra il verde, si è recentemente arricchito di nuove installazioni realizzate recuperando vecchi jeans, maglie e scarpe. Oggetti destinati forse all’abbandono che, nelle mani del parroco, si sono trasformati in elementi capaci di trasmettere simpatia, leggerezza e serenità.

Ed è proprio in questo scenario fuori dal comune che vengono celebrate anche le messe all’aperto, in un’atmosfera che molti fedeli descrivono come unica, quasi familiare. Un modo diverso di vivere la comunità e la spiritualità, immersi in un ambiente che invita alla condivisione e al sorriso.

La lettera

A raccontare questa esperienza è stata una lettera aperta inviata alla nostra redazione da una parrocchiana, colpita dal desiderio di valorizzare una storia positiva in un tempo spesso dominato da cronaca nera, tensioni e paure. “C’è bisogno di testimonianze capaci di restituire fiducia nell’uomo, nella comunità e nella forza della bellezza”, scrive.

Un messaggio semplice ma potente, che sembra racchiudere il senso profondo dell’opera di don Giovanni: seminare allegria, umanità e speranza, anche attraverso piccoli gesti e colori appesi tra gli alberi. Perché, a volte, basta davvero poco per cambiare lo sguardo con cui affrontiamo la realtà.