La tragedia
Roseto, si sente male in spiaggia: muore turista. La causa: “Ipotesi caldo”
di Redazione Teramo

TERAMO. Il nodo vero della vicenda non sembra essere tanto la natura dell’intervento quanto il rapporto tra istituzioni e cittadini. Da una parte c’è la necessità di dotare un territorio vasto e difficile come quello di Cortino di infrastrutture in grado di sostenere la ricostruzione e contrastare l'abbandono incontrollato dei rifiuti; dall'altra c'è la sensibilità di una comunità già profondamente segnata dal terremoto del 2017, dallo spopolamento e da anni trascorsi nei moduli abitativi provvisori.
Definire l'area una "discarica" appare improprio se, come sostenuto dal sindaco Marco Tiberii, si tratta di un centro logistico al servizio dei cantieri e di una piattaforma per il conferimento di materiali ingombranti e apparecchiature elettroniche. Tuttavia, ridurre tutto a una questione terminologica rischia di far perdere di vista un altro aspetto, probabilmente più importante: chi vive ancora in quelle zone avrebbe voluto essere informato prima e coinvolto nelle scelte che incidono direttamente sulla qualità della propria vita.


Chi ha deciso di restare in montagna dopo il sisma ha compiuto una scelta coraggiosa, accettando sacrifici e disagi quotidiani. Proprio per questo merita ascolto, trasparenza e condivisione. Perché la ricostruzione non può essere soltanto una somma di cantieri, mezzi e infrastrutture: deve essere soprattutto ricostruzione del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
E forse è proprio qui che si misura la differenza tra amministrare e governare. Le opere possono essere strategiche e necessarie, ma senza una comunicazione preventiva e senza il coinvolgimento della popolazione rischiano di trasformarsi in motivo di contrapposizione. In territori fragili e spopolati, dove ogni famiglia che resta rappresenta una vittoria contro l'abbandono, la partecipazione non dovrebbe essere considerata un optional, ma una parte essenziale della ricostruzione stessa.