Turismo
Pescara, al via le attività del Welcome Center: si punta al milione di turisti
di Paolo Renzetti

A 72 ore dalla sentenza della giustizia amministrativa, si accende lo scontro politico sul progetto di fusione metropolitana. I sindaci Ottavio De Martinis e Chiara Trulli, primi cittadini rispettivamente di Montesilvano e Spoltore, hanno espresso profonda amarezza e delusione in una conferenza stampa congiunta convocata per commentare la decisione del TAR Abruzzo di bocciare il referendum bis sulla Nuova Pescara. L'incontro con i giornalisti, svoltosi nella sala consiliare del Comune di Spoltore in data odierna, 1⁰ giugno, ha registrato forti momenti di tensione quando ha preso la parola Marco Di Marzo, presidente del Comitato Nuova Pescara e autore dei ricorsi che hanno portato all'annullamento della consultazione popolare. I sindaci intendevano restituire la parola ai cittadini a dodici anni dal primo scrutinio, ma la giustizia amministrativa ha accolto i rilievi sui vizi procedurali, bloccando di fatto la nuova consultazione alle urne a soli sei mesi dalla data istitutiva formale della nuova macro-città prevista nel 2027.
Tensione in aula consiliare: il duro scontro con il Comitato Nuova Pescara
La conferenza stampa si è trasformata in un vero e proprio ring politico. Gli animi si sono accesi repentinamente quando Marco Di Marzo, leader del comitato referendario e promotore dei ricorsi, ha preso la parola per ricordare pubblicamente i vizi formali e sostanziali che hanno spinto il TAR ad annullare la delibera istitutiva del referendum bis. Una contestazione tecnica che ha provocato l'immediata reazione dei sindaci, fermamente convinti della bontà del percorso intrapreso. Secondo De Martinis e Trulli, l'annullamento priva la comunità locale di una fondamentale occasione di espressione democratica, costringendo i territori a subire una fusione calata dall'alto senza una reale e aggiornata spinta popolare.
Le dichiarazioni dei sindaci
“Noi chiedevamo insomma ai cittadini di esprimersi, perché i nostri dubbi sono i dubbi e le perplessità che hanno un po' tutti. Di conseguenza, al momento andremo avanti come è giusto che sia, ma fare una riflessione su questo annullamento è doveroso. Io mi auguro invece da sempre, e lo auspico fortemente una progettazione radicalmente diversa da quella attuale”.
I dodici anni trascorsi dal primo quesito referendario del 2014 hanno completamente mutato lo scenario economico, sociale e amministrativo dei territori coinvolti. Per questa ragione, lo stop imposto dai giudici viene percepito dalle amministrazioni locali come un bavaglio istituzionale che impedisce di verificare se la volontà di fusione sia ancora intatta o se prevalgano i timori legati alla perdita di identità municipale.
Il rischio periferia e il progetto alternativo della Città Metropolitana
Alla domanda cruciale dei cronisti sul concetto di difesa del territorio e sulle reali minacce che incombono su Montesilvano e Spoltore, la risposta dei sindaci è stata netta e priva di diplomazia: «A distanza di soli sei mesi dalla data istitutiva della nuova città, è chiaro a tutti che senza l'approvazione di uno statuto condiviso noi non sappiamo neanche come saranno eletti i rappresentanti dei nostri territori. Il rischio concreto è quello di trasformarsi in una periferia cieca, brutta e priva di centralità politica ed economica».
Il countdown verso la scadenza del 2027 è ormai inesorabilmente iniziato. Tuttavia, l'obiettivo strategico di Chiara Trulli e Ottavio De Martinis resta quello di arrestare la corsa di un treno che reputano fuori controllo. La contromossa politica punta a deviare l'iter normativo su un binario differente: non una fusione a incorporazione penalizzante, bensì la nascita di una vera Città Metropolitana policentrica, capace di salvaguardare le autonomie, le peculiarità e la dignità storica di ogni singolo comune coinvolto.