Il caso
Spari dopo una lite, fermati nel Pescarese gli aggressori del fratello e del padre di Fabio Pisacane
di Redazione Pescara

PESCARA. Le motivazioni della sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Chieti chiariscono i dubbi sul verdetto relativo alla morte di Alina Cozac. I giudici hanno stabilito che quello di Mirko De Martinis non fu un omicidio volontario, bensì un omicidio preterintenzionale.
Secondo il collegio giudicante, la dinamica dell'aggressione avvenuta a Spoltore non permette di affermare con certezza che l’uomo volesse uccidere la compagna.
La pressione esercitata sul collo della vittima sarebbe durata solo pochi secondi, un tempo giudicato insufficiente per provare l’animus necandi.
L’azione violenta è stata dunque inquadrata come una volontà di percuotere o ferire, terminata però nel peggiore dei modi.
La decisione ha sollevato accese discussioni, specialmente sul fronte delle associazioni contro la violenza sulle donne e tra i rappresentanti politici locali, che vedono nel declassamento del reato un rischio di sottovalutazione del fenomeno dei femminicidi. Nonostante la Procura avesse richiesto l'ergastolo, la pena inflitta è di 18 anni di reclusione.
Per la Corte d’Assise, l'assenza di un movente chiaro e la rapidità dell'atto compressivo hanno fatto propendere per l'ipotesi meno grave rispetto al dolo intenzionale.
Resta ora da capire se la Procura della Repubblica procederà con il ricorso in appello per impugnare una sentenza che ha profondamente scosso l'opinione pubblica in Abruzzo.