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Migranti

L'accoglienza di tre rifugiati afgani: il nodo dei neomaggiorenni tra Friuli e Abruzzo

La gestione dei permessi di soggiorno per i giovani stranieri mette a rischio la protezione internazionale e l'inclusione sociale

L'accoglienza di tre rifugiati afgani: il nodo dei neomaggiorenni tra Friuli e Abruzzo
di Luca Di Renzo
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PESCARA. Il viaggio intrapreso da tre giovani rifugiati ha radici molto lontane: iniziato dall'Afghanistan quando erano poco più che bambini, dopo aver attraversato confini e pericoli, la loro speranza di stabilità si scontra, oggi, con un paradosso burocratico tra la questura di Pescara e i servizi sociali di Pordenone. Identificati originariamente in Friuli, sono stati trasferiti in comunità a Montesilvano, dove ricevono un primo supporto. Tuttavia, al compimento dei diciotto anni, il sistema di protezione appare interrompersi bruscamente.

​Il sindacato Usb di Montesilvano ha presentato una formale diffida alla prefettura di Pescara, sottolineando come “questi ragazzi siano innanzitutto soggetti di diritto. La normativa vigente tutela il diritto alla salute e la continuità educativa, ma la realtà dei fatti vede un continuo rimpallo di competenze. Una volta maggiorenni, il ritorno nel territorio pordenonese si trasforma in un vicolo cieco: la prefettura locale nega l'assistenza in virtù del permesso di soggiorno rilasciato in Abruzzo.”

​Questa discrepanza crea una gerarchia invisibile nell'accoglienza, in cu i flussi via terra sembrano godere di minori tutele rispetto ai migranti giunti via mare. Senza una residenza o un indirizzo certo, il rischio concreto è la perdita della protezione internazionale. Nonostante l'impegno delle associazioni locali nel promuovere corsi di lingua e attività di socializzazione, l'assenza di una soluzione abitativa e amministrativa rischia di abbandonare questi giovani alla strada, vanificando i percorsi di integrazione avviati con fatica.