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L'Aquila, al via il Mercato europeo della Fiva-Confcommercio
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. «A Teramo si ricostruiscono le scuole, all’Aquila si collezionano scuse: il fallimento politico della destra. Per anni l’amministrazione comunale dell’Aquila ha raccontato alla città una sola, identica storia: le scuole in centro non si possono rifare. Colpa delle norme tecniche, dei vincoli, della complessità. Una narrazione ripetuta ossessivamente, utilizzata come alibi per giustificare l’inerzia e coprire una scelta politica precisa: abbandonare il centro storico a un lento svuotamento».
Lo affermano i consiglieri comunali dell'opposizione, Enrico Verini, capogruppo di Azione-Noi al Centro-L'Aquila Viva e forte, e Gianni Padovani, capogruppo di 99 L’Aquila, sul fatto che nel capoluogo abruzzese, dopo il terremoto del 6 aprile 2009, non sono state ricostruite delle scuole nel centro storico.
«Oggi quella narrazione è crollata. A Teramo, nel pieno centro storico, partono i lavori per la ricostruzione della scuola “Francesco Savini”, con interventi complessi: adeguamento sismico, efficientamento energetico, rispetto dei vincoli storici, rigenerazione urbana - aggiungono Verini e Padovani -. Esattamente ciò che, secondo la destra aquilana, sarebbe stato impossibile fare. Dunque, la verità è una sola: non è vero che non si poteva fare. Non lo avete voluto fare. E questo non è un dettaglio tecnico. È un fallimento politico clamoroso».
Per i due consiglieri della minoranza al Comune dell'Aquila chiedono il «perché mentre altre città affrontano la complessità e investono sul futuro, all’Aquila si è scelto deliberatamente di rinunciare. Si è scelto di non riportare studenti, famiglie, vita quotidiana nel cuore della città. Si è scelto di svuotare il centro, trasformandolo in uno spazio senza servizi essenziali, senza comunità, senza prospettiva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel 2026, anno della Capitale Italiana della Cultura, L’Aquila detiene un primato vergognoso — è l’unica città al mondo senza scuole nel proprio centro storico. Un primato mondiale di cui dovremmo solo vergognarci, soprattutto nell’anno in cui dovremmo rappresentare il meglio della cultura italiana.
Altro che cultura. Senza scuole non c’è futuro, non c’è comunità, non c’è città. E mentre a Teramo si parla apertamente di “rigenerazione urbana e sociale” attraverso il ritorno delle scuole in centro, all’Aquila la destra continua a nascondersi dietro giustificazioni ormai smascherate dai fatti. La realtà è che è mancata una visione, ma soprattutto è mancato il coraggio.
Non basta tagliare nastri, organizzare eventi o rivendicare titoli: una città vive se è abitata, se è attraversata ogni giorno, se è costruita intorno ai servizi fondamentali. Le scuole sono il primo di questi servizi. Senza scuole, il centro storico resta un guscio vuoto».
Verini e Padovani concludono: «E allora la domanda diventa politica, inevitabile: chi risponderà di questo fallimento? Noi continueremo a denunciare questa situazione senza sconti, perché è inaccettabile che una città come L’Aquila venga privata di un diritto fondamentale e di un elemento essenziale della sua rinascita. E continueremo a proporre soluzioni concrete, perché la differenza tra chi governa e chi subisce gli eventi sta tutta qui: nella capacità — o nell’incapacità — di scegliere. A Teramo si è scelto di ricostruire e riportare la vita nel centro storico. All’Aquila si è scelto di non farlo. E oggi, finalmente, è chiaro a tutti».